MELBOURNE – L’Australian Federal Police ha confermato l’apertura di un’indagine sui collegamenti australiani del copilota di flydubai accusato di aver aggredito il comandante durante un volo diretto a Tel Aviv.

L’inchiesta è affidata al Victorian Joint Counter Terrorism Team, composto da AFP, Victoria Police e ASIO. Secondo fonti vicine al caso, gli investigatori esamineranno anche l’ipotesi che Hamam al-Hammami possa essersi radicalizzato durante il periodo trascorso in Australia.

Il copilota, cittadino omanita, avrebbe studiato nel Paese tra il 2015 e il 2017 dopo aver ottenuto un visto studentesco nel 2014. Il permesso venne successivamente cancellato nel 2019, non per motivi legati alla condotta personale, ma perché non risultava più iscritto a un corso di studi.

Il fatto è avvenuto mercoledì, quando al-Hammami avrebbe colpito con un’ascia presente nella cabina di pilotaggio il comandante Smit Machcharr, tentando poi di prendere il controllo dell’aereo.

Durante l’incidente, il velivolo perse quasi 14mila piedi, circa 4.267 metri, in meno di 30 secondi.

A bordo si trovavano 174 persone. Il volo, diretto a Tel Aviv, fu costretto a deviare su Tabuk, nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, dove effettuò un atterraggio d’emergenza.

Le autorità degli Emirati Arabi Uniti, che stanno conducendo un’indagine separata, hanno definito l’incidente un “attacco terroristico”. Secondo le informazioni emerse, passeggeri e altri membri dell’equipaggio sarebbero intervenuti per immobilizzare il copilota prima che riuscisse a provocare conseguenze ancora più gravi.

Il caso ha riacceso interrogativi sui controlli effettuati dalle compagnie aeree sui propri dipendenti.

Secondo funzionari citati, al-Hammami sarebbe stato in precedenza escluso dai voli della compagnia nazionale omanita per timori legati a possibili simpatie estremiste.

Royal Air Maroc ha inoltre confermato che l’uomo aveva completato nel 2025 un corso teorico di tre mesi nell’ambito di una procedura di selezione, senza però essere successivamente assunto.

Esperti di sicurezza aeronautica hanno sottolineato che i sistemi di verifica dei precedenti variano da Paese a Paese e che la condivisione internazionale delle informazioni presenta ancora limiti rilevanti.

Il caso potrebbe ora spingere il settore a rivedere alcune procedure, compresa la gestione degli strumenti di emergenza custoditi nella cabina di pilotaggio.