SYDNEY – Il mercato delle aste immobiliari australiane ha registrato il secondo peggior risultato dell’anno, con una quota nazionale preliminare di vendite pari al 48,2 per cento, ben al di sotto del 67,4 per cento rilevato nello stesso periodo del 2025.

Secondo i dati di Cotality, si tratta del livello più basso degli ultimi tre mesi e di un risultato superato negativamente soltanto da un fine settimana di giugno.

Brisbane ha segnato la prestazione più debole, con appena il 25,6 per cento delle aste concluse con una vendita. Adelaide e Canberra hanno registrato rispettivamente il 41,5 e il 41,7 per cento, mentre Melbourne e Sydney hanno superato il 50 per cento.

Anche questi ultimi dati, tuttavia, restano compatibili con un mercato in progressiva fase di indebolimento.

Il numero complessivo delle aste è stato contenuto a causa dei fine settimana lunghi in due Stati (New South Wales e South Australia) e nell’Australian Capital Territory, e della finale di NRL a Sydney, ma il direttore della ricerca di Cotality Tim Lawless ha sottolineato che il rallentamento riflette anche fattori più ampi.

I livelli delle aste primaverili risultano infatti inferiori del 31 per cento rispetto al 2025.

La Reserve Bank of Australia (RBA) ha portato il tasso di sconto ufficiale al 4,6 per cento nella riunione di settembre, il livello più alto degli ultimi 15 anni, mentre l’inflazione annua è salita al 4 per cento ad agosto dal 3,5 per cento di luglio.

Secondo Lawless, l’ultimo aumento dei tassi ha probabilmente contribuito al peggioramento dei risultati, riducendo la capacità di indebitamento dei potenziali compratori e aggravando l’incertezza.

Anche le modifiche annunciate nella manovra economica di maggio allo sconto sulla tassa sulle plusvalenze e al negative gearing sono state pensate per raffreddare il mercato e favorire i primi acquirenti rispetto agli investitori.

Thomas McGlynn, amministratore delegato di Ray White Performance, ha osservato che gli acquirenti restano numerosi e che l’offerta di immobili è ampia, ma le parti faticano a concordare un prezzo ritenuto equo.

“Ci sono persone da entrambe le parti che vogliono concludere, ma non sempre si incontrano sul prezzo”, ha spiegato.

Secondo McGlynn, soprattutto i compratori più giovani potrebbero preferire attendere finché i valori non si avvicineranno maggiormente alle loro aspettative.

I prezzi delle abitazioni sono scesi dell’1,1 per cento a livello nazionale e del 5,2 per cento rispetto al picco di marzo precedente alla manovra federale.

Lawless aveva già indicato che la fase di flessione appare più profonda rispetto a quella osservata nello stesso stadio del calo del 2022-23 e potrebbe protrarsi più a lungo.