MELBOURNE - Da venticinque anni il campus della Monash University di Prato porta studenti australiani, ricercatori e professori internazionali nella cittadina toscana, in una crescente volontà di “connettere idee, culture e persone nel cuore d’Europa”, come dicono dall’istituto.

Una realtà, quella di Palazzo Vaj, sede della Monash dal 2001, che se all’inizio ha stupito i pratesi, è ormai diventata un’abitudine consolidata per i residenti, che osservano gli studenti australiani riempire il centro storico e partecipare alla vita della comunità.

Tra loro, anche David Hickey e Oskar Cislo, che lo scorso anno hanno partecipato al programma internazionale dedicato agli studenti di Farmacia, portando a casa non solo crediti universitari, ma anche nuovi legami, una diversa prospettiva professionale e un rapporto ancora più profondo con l’Italia.

Entrambi frequentano il quarto anno di Farmacia e hanno preso parte alla prima edizione del programma riservato al loro corso nella sede italiana. Un’iniziativa che ha riscosso un successo tale da essere ampliata già per il 2026, segno dell’interesse crescente verso un’esperienza che unisce formazione accademica e immersione culturale.

“Volevo capire come si studia e si lavora in un altro contesto, soprattutto in una professione come quella farmaceutica che ha una dimensione internazionale – racconta Oskar –. Ma desideravo anche vivere l’Italia, incontrare persone nuove e conoscere da vicino lo stile di vita, un’esperienza che ho trovato davvero straordinaria”.

La spinta per David è arrivata, invece, dalle origini italiane di sua mamma che hanno da sempre alimentato il suo interesse verso la cultura e la lingua che lo studente vorrebbe “imparare meglio, soprattutto perché mia mamma ha ancora diversi amici italiani con cui è rimasta in contatto. Il problema è che, studiando all’università a tempo pieno e lavorando, è difficile trovare il tempo per farlo”.

Un’esperienza, quella di Prato, che ha aiutato David a rafforzare il suo legame con l’Italia e sentire più forte l’appartenenza alla cultura materna.

Durante il loro soggiorno, il gruppo di studenti di Farmacia ha potuto seguire un’unità didattica dedicata alle strategie per condurre un progetto di ricerca e scrivere un articolo scientifico. Ai ragazzi, divisi in gruppi, è stato poi assegnato un tema da ricercare, legato al contesto locale.

“Io e David, ad esempio, abbiamo analizzato le differenze tra il percorso di laurea in Farmacia in Italia e quello in Australia, trovando che in Italia, per lavorare come farmacista ospedaliero con un ruolo clinico e poter contribuire direttamente alla cura dei pazienti, è necessario frequentare altri cinque anni di studi post-laurea. In Australia, invece, questo non è richiesto: il corso di laurea include già la formazione clinica necessaria per lavorare in ospedale”. 

Per approfondire l’argomento Oskar e David hanno concentrato la ricerca sulla Toscana, confrontando i programmi di diverse università regionali con quelli australiani. “Abbiamo visitato una farmacia di Prato e l’ospedale della città. In entrambe le occasioni abbiamo potuto parlare con alcuni farmacisti del loro percorso di studi, di come hanno ottenuto l’abilitazione e del loro sviluppo professionale, confrontandolo con quello australiano”, raccontano.

“Abbiamo anche incontrato il presidente dell’equivalente italiano dell’Ordine professionale dei farmacisti. È venuto a parlare con noi in diverse occasioni e ci ha anche mostrato la farmacia di cui è titolare. Abbiamo poi assistito a un intervento di un medico americano, che ci ha tenuto una lezione molto interessante. Dal punto di vista professionale è stata un’esperienza davvero preziosa”, aggiunge David.

Nelle tre settimane di soggiorno i ragazzi hanno partecipato a diverse attività, tra cui incontri di conversazione con studenti universitari italiani, corsi di cucina durante i quali hanno incontrato ristoratori locali e imparato a preparare pizza e pasta, oltre a visite guidate della città e di altre zone d’Italia.

“È stata una delle esperienze più belle della mia vita – sintetizza Oskar –. Ho conosciuto tantissime persone. Lo studio era ben organizzato, con un ritmo equilibrato: non troppo stressante, ma comunque molto stimolante”.

“L’Italia è completamente diversa da quello a cui siamo abituati in Australia ed è stato bellissimo immergersi in una cultura diversa e viaggiare in Italia”. 

Il diverso approccio alla socialità è probabilmente una delle differenze che ha più colpito gli studenti. “Sedersi a tavola per un buon pasto, prendere un caffè con calma, fare una pausa durante la giornata, dedicare tempo alla famiglia e agli amici, invece di vivere costantemente immersi nello stress e nella frenesia come spesso accade qui”, fa notare Oskar. 

Una differenza confermata anche da David, che è rimasto colpito dalla capacità degli italiani di godersi il momento e dall’approccio “più tranquillo alle giornate, con pause, momenti dedicati alla famiglia e agli amici”.

“Ovviamente io ero lì in vacanza, quindi la mia percezione può essere un po' influenzata da questo - ha chiarito - ma anche osservando le persone del posto mi sembrava che vivessero con molta meno frenesia rispetto a noi in Australia”.

Un altro aspetto che ha colpito Oskar, come probabilmente chiunque abbia visitato la Penisola, è “l’amore che gli italiani hanno per la propria cultura e per il cibo. Tutti sono orgogliosi delle proprie tradizioni e desiderosi di condividerle con gli altri”.

Il viaggio ha aperto gli orizzonti a questi due ragazzi che non escludono di trascorrere un periodo in Italia in futuro: “È qualcosa che prenderei seriamente in considerazione – afferma sicuro David -. Naturalmente dovrei impegnarmi molto di più nello studio della lingua, ma vedere da vicino quello stile di vita è stato davvero fantastico. L’unica difficoltà sarebbe proprio la lingua, soprattutto perché, facendo il farmacista, non basta parlare italiano nella vita quotidiana: bisogna conoscere anche tutta la terminologia medica e farmaceutica”.