ROMA - Tutti i componenti di opposizione della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, compresa la presidente Barbara Floridia, si sono dimessi. La decisione apre un nuovo strappo politico e istituzionale attorno al servizio pubblico e arriva dopo mesi di scontro sul funzionamento dell’organismo di garanzia chiamato a vigilare sulla Rai. 

Floridia, senatrice del Movimento 5 Stelle, ha annunciato di avere consegnato le dimissioni ai presidenti di Senato e Camera. “È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile”, ha scritto su Facebook, spiegando di avere preso atto che “restare e denunciare non è servito”.  

Per l’ex presidente della Vigilanza, la scelta è un segnale contro “l’arroganza” e “l’uso spregiudicato” che, a suo giudizio, la maggioranza farebbe delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari. 

La senatrice accusa le forze di governo di avere boicottato sistematicamente i lavori dell’organismo. Secondo Floridia, da quasi due anni la maggioranza impedirebbe il normale svolgimento delle attività ordinarie perché le opposizioni non hanno accettato di votare la candidata indicata per la presidenza della Rai, Simona Agnes, mai confermata con maggioranza qualificata. 

Per Floridia, la Commissione è stata “tenuta in ostaggio” e ormai svuotata delle proprie funzioni. L’ex presidente richiama anche il Media Freedom Act, il regolamento europeo sulla libertà e il pluralismo dei media, sostenendo che l’Italia non si sia ancora adeguata a un quadro vincolante mentre sul servizio pubblico si consumerebbe una gestione sempre più legata all’appartenenza politica. 

Nella nota diffusa dai capigruppo di opposizione in Commissione - Stefano Graziano per il Pd, Dario Carotenuto per il M5S, Angelo Bonelli e Giuseppe De Cristofaro per Avs e Maria Elena Boschi per Italia Viva - le dimissioni vengono definite “un atto politico necessario”. Secondo le minoranze, la Vigilanza è paralizzata da mesi e non è più nelle condizioni di esercitare il proprio ruolo di garanzia. 

Le opposizioni sostengono di avere rivolto ripetuti appelli ai presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, rimasti però senza effetto, e richiamano anche il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul pieno funzionamento degli organi di garanzia del Parlamento.  

Per Pd, M5S, Avs e Italia Viva, restare in Commissione significherebbe “abdicare alla funzione di controllo democratico” e avallare un uso sempre più partitico del servizio pubblico. 

Nel mirino delle opposizioni ci sono anche le anticipazioni sui nuovi palinsesti Rai, che a loro giudizio confermerebbero il declino del servizio pubblico, con un calo di ascolti e credibilità, meno pluralismo, minore valorizzazione del merito e un aumento dei contratti esterni. Floridia parla di professionisti messi ai margini e di scelte editoriali che, secondo lei, avrebbero premiato quasi esclusivamente l’appartenenza politica. 

“Non considerate queste dimissioni una resa”, ha scritto l’ex presidente della Vigilanza, secondo cui si tratta invece di “un atto di libertà e di denuncia”: , perché riguarda il diritto dei cittadini a essere informati e perchè quanto accaduto alla Commissione rappresenterebbe “un pericoloso precedente” e una ferita istituzionale.