LONDRA — È stata una giornata stretta nel ricordo, nella fede e nel dialogo quella vissuta il 14 settembre a St Margaret’s Westminster, dove la comunità copta ha celebrato il Nayrouz, il Capodanno copto, ricordando al tempo stesso i martiri della Chiesa Copta. Una ricorrenza che ha riunito rappresentanti religiosi, istituzionali e diplomatici e che ha visto anche la partecipazione di Radames Bonaccorsi Ravelli, presidente dell’Ente Bergamaschi nel Mondo – UK, in un contesto dedicato alla vicinanza alle comunità cristiane perseguitate e al confronto tra realtà religiose e culturali diverse.
La presenza bergamasca si inserisce in un percorso di relazioni che Bonaccorsi Ravelli porta avanti con diverse realtà della capitale britannica: “Credo sia importante che la nostra comunità mantenga le proprie radici costruendo al contempo relazioni con le altre comunità di Londra”, spiega il presidente, indicando nel dialogo una delle direttrici attraverso cui l’Ente può rafforzare la propria presenza nel tessuto sociale londinese senza rinunciare alla propria identità. Un impegno che, nel suo caso, si affianca al recente incarico di Grande Ufficiale e Plenipotenziario per il Regno Unito del Protettorato Imperiale di San Michele Arcangelo, ulteriore elemento del percorso che lo vede impegnato nel dialogo con differenti realtà della società londinese.
Al centro della giornata sono risuonate anche le parole dell’Arcivescovo Angaelos, dalle quali Bonaccorsi Ravelli dice di aver colto un messaggio particolarmente significativo: la sofferenza e la persecuzione, anziché alimentare sentimenti di odio, devono diventare una spinta verso la pace, la riconciliazione e il rispetto reciproco. “Un pensiero che condivido pienamente, tanto più in un momento in cui il dialogo tra comunità religiose è cruciale”, afferma, indicando nella capacità di incontrarsi e ascoltarsi uno degli strumenti attraverso i quali realtà differenti possono trasformare le proprie specificità in un’occasione di vicinanza.
La partecipazione dell’Ente Bergamaschi nel Mondo non significa dunque un ingresso nella vita della Chiesa Copta Ortodossa, quanto piuttosto l’avvio di una collaborazione più stretta nel segno della reciproca conoscenza: “L’Ente mantiene la propria identità culturale, ma può contribuire a creare collegamenti tra comunità diverse”, osserva il presidente. È uno spirito destinato a trovare una nuova occasione di espressione anche nell’appuntamento dedicato a San Francesco d’Assisi, in programma l’11 ottobre alla St Peter’s Italian Church, dove l’impronta ecumenica e interreligiosa sarà nuovamente al centro dell’iniziativa.