KIEV - Mentre dal podio delle Nazioni Unite si susseguono gli appelli internazionali e i colloqui ad alto livello per fermare il conflitto, la guerra sul campo non concede tregue. Nelle prime ore del mattino del 23 settembre, le forze russe hanno sferrato un nuovo attacco con droni su Kiev, provocando un morto e sette feriti, proprio mentre le autorità ucraine lanciano l’allarme sull’imminenza di raid ancora più massicci. Tra bombe, infrastrutture devastate e blackout, la popolazione si appresta così ad affrontare il quinto inverno consecutivo di guerra totale.
I droni russi hanno preso di mira diversi quartieri della capitale ucraina. A Solomianskyi i detriti di un velivolo sono caduti in un’area residenziale, innescando un rogo nei pressi di una società di trasporti, mentre nel distretto di Holosiivskyi sono stati colpiti magazzini e distributori di carburante.
La tensione si mantiene altissima anche nel Mar Nero. Un attacco russo contro una nave mercantile battente bandiera di Antigua e Barbuda, in transito nel porto di Odessa, ha causato la morte del capitano dell’imbarcazione, un cittadino ucraino. L’episodio conferma la pericolosità dell’area: secondo i dati della Camera di commercio marittimo turca, sono almeno 226 le navi civili e mercantili colpite dall’inizio dell’invasione, di cui 163 (pari al 70%) nei soli primi otto mesi di quest’anno. Una proposta avanzata dalla Turchia per fermare le incursioni sul traffico civile non ha finora trovato seguito tra i due Paesi belligeranti.
A margine dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha tracciato il quadro della strategia di risposta di Kiev in un’intervista al Wall Street Journal. Zelensky ha rivendicato l’efficacia dei recenti attacchi con droni condotti in profondità nel territorio russo: “Se rispondiamo sulle raffinerie, non avranno abbastanza diesel”, ha spiegato, affermando che le forze ucraine sono riuscite a distruggere “il 45% delle infrastrutture” energetiche della Russia.
Commentando i rapporti tra Mosca e Pechino, il leader ucraino ha espresso un giudizio pragmatico sul sostegno tecnologico garantito dalla Cina: “Pechino sta usando le sue tecnologie con la Russia non perché sono grandi amici, fratelli e sorelle, ovviamente no. Tutto è molto pragmatico, perché avranno bisogno di questa esperienza da qualche parte”.
Zelensky ha poi ribadito la centralità della difesa del Paese rispetto al costo della crisi: “Le nostre vite sono più importanti del prezzo dell’energia. La situazione sul campo di battaglia non è un successo per Putin: è vero che non sta vincendo ma è vero anche che non sta perdendo, perché per lui le vite umane non sono da considerare una perdita. Non sta vincendo perché sul campo di battaglia non si sta muovendo quasi niente. La sua società sta perdendo gente e denaro e tutto per nulla, solo per 100 chilometri tra noi”.
Prima del loro bilaterale a New York, il presidente statunitense Donald Trump si è detto fiducioso sulla possibilità di raggiungere una svolta: “Troveremo una soluzione alla guerra. Il presidente Zelensky e io stiamo cercando di trovare una soluzione per quanto riguarda la guerra, e penso che ci riusciremo. Il rapporto è molto forte, e quello con l’Europa è molto forte”, aggiungendo che anche Vladimir Putin “vuole la fine della guerra”.
Attraverso i social, Zelensky ha definito l’incontro con Trump “positivo e produttivo”, sottolineando la volontà comune di “far finire questa insensata guerra prima dell’inverno” attraverso possibili misure di de-escalation che aprano la strada alla diplomazia. Il presidente ucraino ha espresso gratitudine per il prosieguo del lavoro congiunto volto ad avviare la produzione di intercettori Patriot direttamente in Ucraina (elemento chiave per proteggere le città nell’eventualità di nuovi attacchi balistici invernali) e ha confermato la discussione su un pacchetto di difesa aerea speciale per i mesi freddi.
Sempre sul fronte diplomatico a New York, il dipartimento di Stato statunitense ha reso noto che per la giornata di oggi è in programma un bilaterale tra il segretario di Stato USA, Marco Rubio, e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.
Da Mosca, tuttavia, la replica delle autorità russe gela le speranze di un rapido spiraglio negoziale. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha dichiarato che “attualmente non esistono i presupposti per avviare negoziati di pace”, pur sostenendo che la Russia “rimane aperta a questa possibilità”.
Peskov ha accusato Kiev e gli alleati europei di proseguire sulla strada dell’escalation, rendendo impossibile un accordo: “La militarizzazione dell’Ucraina sta effettivamente proseguendo. Gli Stati europei cercano di reperire sempre più fondi per l’acquisto di armamenti. Il regime di Kiev continua la sua attività di stampo terroristico”. Il portavoce ha bollato come “pura retorica” gli appelli occidentali a una tregua nel settore energetico, sostenendo che siano incoerenti con il contemporaneo invio di forniture militari.
Quanto a un eventuale vertice tra Putin e Trump, Peskov ha chiarito che non vi sono ancora dettagli operativi. Pur confermando la disponibilità del presidente russo a incontrare il leader Usa, il Cremlino ha precisato che “un vertice tra Russia e Stati Uniti senza una preparazione preliminare sarebbe una perdita di tempo”. Peskov ha infine rivolto dure critiche ai governi europei, accusando in particolare il Regno Unito di promuovere una linea “russofoba” seguita da Germania e Francia, e ha sostenuto che Zelensky sia perfettamente a conoscenza delle condizioni ritenute necessarie da Mosca per arrivare a una soluzione.