NEW YORK - Un’America “più forte che mai”, pronta a usare il proprio peso economico, diplomatico e militare per difendere i propri interessi e intervenire nelle principali crisi internazionali.

È il messaggio portato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite, in un discorso dominato dalla politica estera, con l’Iran al centro, ma segnato anche da Gaza, Ucraina, Venezuela e da nuove critiche alle istituzioni multilaterali.

Nel 250esimo anniversario dell’indipendenza americana, Trump ha aperto il suo intervento celebrando i risultati ottenuti sul fronte interno. 

“L’America è tornata e oggi il nostro Paese è più forte che mai”, ha dichiarato, rivendicando la forza dell’economia, delle forze armate e della tecnologia statunitense. Secondo il Presidente, dalla sua entrata in carica sono stati creati oltre un milione di posti di lavoro nel settore privato e sono stati assicurati impegni per 21mila miliardi di dollari in nuovi investimenti.

Ma è soprattutto sulla scena internazionale che Trump ha voluto presentare gli Stati Uniti come una potenza tornata a dettare il passo. “Mentre gli altri parlavano, io ho agito. Mentre gli altri parlavano di pace, io ho fatto la pace”, ha affermato, sostenendo di aver contribuito a risolvere otto conflitti attraverso relazioni personali, commercio, dazi e pressione diplomatica.

Tra questi ha citato i conflitti tra Cambogia e Thailandia, Kosovo e Serbia, Repubblica Democratica del Congo e Ruanda, Pakistan e India, Armenia e Azerbaigian e la guerra a Gaza.

Il passaggio più duro ha riguardato l’Iran, con il presidente americano che ha ribadito che non permetterà mai a Teheran di dotarsi di un’arma nucleare, ricordando di aver inizialmente offerto cooperazione economica in cambio della fine del programma nucleare e del sostegno al terrorismo. Dopo il rifiuto iraniano, ha detto, Washington è intervenuta militarmente.

“Non permetterò mai all’Iran di avere un’arma nucleare”, ha scandito. Trump ha rivendicato le operazioni militari americane che, secondo il suo racconto, hanno distrutto il programma nucleare iraniano e gran parte delle capacità militari del Paese.

Ha quindi posto l’alternativa in termini estremamente duri: raggiungere un accordo che permetta all’Iran di ricostruire il proprio futuro oppure procedere con una nuova azione devastante. “Credo che raggiungeremo un accordo subito dopo le elezioni, perché per loro non avrebbe senso non farlo”, ha aggiunto.

Il Presidente ha chiesto alla comunità internazionale di mantenere “il completo isolamento economico” dell’Iran fino alla rinuncia alle ambizioni nucleari, agli attacchi contro le navi commerciali e al sostegno al terrorismo.

Trump ha poi spostato l’attenzione sulla situazione a Gaza, ricordando che un anno fa la guerra era ancora in corso e gli ostaggi si trovavano nelle mani di Hamas, sostenendo che il processo avviato a margine dell’Assemblea generale abbia successivamente portato alla fine del conflitto e al ritorno di tutti gli ostaggi, vivi e morti.

Ha inoltre ringraziato il Consiglio di Sicurezza per l’approvazione del piano di pace in 20 punti e del “Board of Peace”, che, secondo Trump, riunisce quasi 30 Paesi.

Sulla guerra tra Russia e Ucraina, il Presidente ha assicurato che Washington continua a lavorare con entrambe le parti. “Riusciremo a porre fine anche a questa guerra”, ha dichiarato, prima di ricordare di aver ottenuto dal Congresso nuovi poteri in materia di dazi da utilizzare per aumentare la pressione, se necessario.

Non sono però mancate le critiche all’Onu, con il presidente americano che ha rivendicato un taglio del 15% al bilancio dell’organizzazione nel 2026 e l’eliminazione di oltre 4mila posti nella burocrazia.

Nella stessa giornata è intervenuto anche il presidente francese, Emmanuel Macron, che si è espresso a favore della soluzione a due Stati per palestinesi e israeliani, unica condizione per la “sicurezza di oggi e di domani per Israele e il suo popolo”. Macron ha poi aggiunto che sarebbe inaccettabile continuare ad assistere, senza agire, a quanto sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania, uno “spettacolo che ci fa vergognare tutti”.

Secca la replica dell’Ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: “L’assurdità grottesca della dichiarazione di Emmanuel Macron è sconcertante”.

Durante il suo discorso, il primo ministro britannico Andy Burnham ha condannato l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e ribadito il sostegno a Israele davanti alle minacce esterne. Ma quanto successo, ha sottolineato, “non giustifica le azioni del governo israeliano a Gaza o in Cisgiordania”.

Il leader di Downing Street ha poi ribadito quanto detto dal presidente francese sulla necessità di una soluzione a due Stati, prima di annunciare delle misure contro gli insediamenti israeliani considerati illegali da Londra. Infine, ha ricordato l’incrollabile sostegno britannico all’Ucraina e chiesto alla Russia di accettare un cessate il fuoco e un ritorno al tavolo negoziale.