NEW YORK - Alle dure parole pronunciate da Donald Trump dall’altopiano delle Nazioni Unite risponde la replica di Teheran, mentre a margine dei lavori della diplomazia mondiale si intrecciano intensi contatti indiretti per evitare un’ulteriore escalation.
Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, che nel suo discorso all’Assemblea Generale ha prospettato l’ipotesi di “annientare” la Repubblica Islamica, sono state bollate dallo Stato Maggiore iraniano come un chiaro sintomo di debolezza. In una nota affidata all’agenzia Mehr, i vertici militari di Teheran hanno affermato che “tali parole dimostrano il vicolo cieco strategico in cui si trova l’America nella sua aggressione contro la nazione iraniana”, definendo i moniti di Washington “non un segno di forza, ma un segno della loro disperazione strategica”.
Le forze armate della Repubblica Islamica si sono dette pronte a sferrare attacchi contro gli Stati Uniti e Israele “più devastanti e meno prevedibili” rispetto a quelli condotti nelle fasi iniziali del conflitto.
Nonostante i toni accesi sui media, le due diplomazie hanno concluso un nuovo round di colloqui a margine dell’Assemblea Generale. La trattativa si è svolta attraverso la spola costante di intermediari, in particolare del Qatar, che per l’intera giornata hanno fatto avanti e indietro tra le rispettive delegazioni presenti a New York.
“Oggi, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, abbiamo avuto lunghi colloqui con la delegazione iraniana attraverso i mediatori, che hanno fatto la spola tra le due parti per tutta la giornata”, ha reso noto su X l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff. L’esponente della diplomazia di Washington ha espresso l’auspicio che il confronto “possa rivelarsi costruttivo e promettente”, confermando che il lavoro degli intermediari proseguirà nelle prossime ore.
Secondo quanto riportato dal New York Times, che cita due funzionari iraniani, il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, avrebbe incontrato a margine dei lavori della sessione Onu sia Witkoff sia Jared Kushner per esplorare le possibili modalità atte a raggiungere un’intesa. Un quadro confermato dallo stesso Trump, che ha ribadito come i negoziati siano tuttora in corso e di ritenere possibile un punto d’incontro.
Dal canto suo, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato all’agenzia Irna che Teheran ha trasmesso formalmente alle autorità statunitensi le proprie condizioni per giungere a un accordo, precisando che la riduzione della pressione militare e la revoca del blocco navale costituiscono presupposti essenziali anche per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Tra le richieste vincolanti avanzate dall’Iran figurano “la fine della guerra su tutti i fronti”, l’immediata cessazione delle “azioni aggressive” condotte dagli Stati Uniti, la fine del blocco navale e della “guerra economica”, oltre allo sblocco dei fondi e degli asset finanziari iraniani congelati all’estero.
Intanto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è giunto nella tarda serata di martedì a New York per prendere parte ai lavori dell’Assemblea Generale e pronunciare il proprio intervento dinanzi alla platea diplomatica.
L’emittente statale Irib ha diffuso un video che documenta lo sbarco di Pezeshkian in un aeroporto newyorchese. Diversi analisti hanno sottolineato la rilevanza storica del passaggio, notando come sia la prima volta che il leader di un Paese in guerra aperta con gli Stati Uniti mette piede sul suolo Usa per intervenire a una riunione delle Nazioni Unite.