REGGIO EMILIA - Ottanta docenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia intervengono sul caso Bosco Ospizio e chiedono se l’abbattimento dell’area verde di via Emilia Ospizio “ne valeva la pena”.  

In una lettera pubblicata dalla Gazzetta di Reggio, i professori denunciano l’esclusione dell’università e della comunità locale dal confronto sul futuro dell’area e criticano i provvedimenti adottati contro gli attivisti. 

Secondo i docenti, la distruzione di parte del bosco urbano e della sua biodiversità per fare spazio a un nuovo complesso edilizio non può essere liquidata come una scelta tecnica. Al contrario, sostengono, riguarda il modo in cui una città affronta la crisi climatica, il consumo di suolo e la partecipazione democratica. 

La lettera richiama i dati Ispra sul consumo di suolo e sottolinea che proprio l’Emilia-Romagna è tra i territori più colpiti. Da qui la domanda posta dai docenti: quali benefici porta l’abbattimento, anche parziale, di un bosco maturo per realizzare un nuovo supermercato, insieme a servizi pubblici come una Casa della Comunità e una biblioteca che, secondo i firmatari, dovrebbero essere garantiti senza sacrificare un’area boscata. 

Il Bosco Ospizio era un’area verde di circa 4,5 ettari cresciuta spontaneamente nel tempo dove sorgeva un vecchio ospizio comunale demolito. Il progetto prevede la realizzazione di un supermercato Conad con parcheggio, una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. 

L’abbattimento è iniziato il 30 settembre, dopo settimane di mobilitazione. Gli attivisti avevano presidiato l’area per opporsi all’ingresso delle ruspe, chiedendo di destinare il bosco alla comunità come parco e di spostare i servizi previsti in zone già cementificate. 

Dopo l’avvio dei lavori, quattro giovani attivisti non residenti a Reggio Emilia hanno ricevuto un foglio di via. Nella lettera, i docenti definiscono provvedimenti di questo tipo una risposta sproporzionata, capace di mortificare il dialogo e la partecipazione democratica. 

Successivamente è arrivato anche lo sgombero del presidio al Campo di Marte 2, dove tende e gazebo erano stati spostati dopo la prima fase della mobilitazione davanti al bosco. Gli attivisti hanno annunciato nuove iniziative in centro, portando la protesta nel cuore della città. 

La vicenda resta aperta anche sul piano giudiziario e ambientale. Per l’8 ottobre è fissata l’udienza davanti al Consiglio di Stato sulla richiesta di sospensione dei lavori. Intanto associazioni e comitati denunciano la perdita di un ecosistema urbano che ospitava alberi, fauna selvatica e specie protette. 

Per i docenti, la questione non riguarda solo quanti alberi verranno eventualmente ripiantati, il punto è la perdita di suolo naturale e biodiversità in un’area che si era rinaturalizzata nel tempo. Per questo chiedono che si usino aree già impermeabilizzate e che il futuro della città venga discusso con la comunità, l’università e le assemblee cittadine.