È morta oggi a Roma, all’età di 78 anni, Emma Bonino, protagonista per oltre mezzo secolo della politica italiana e internazionale. La leader radicale era stata ricoverata nei giorni scorsi in terapia intensiva a seguito di una crisi respiratoria. La notizia della morte ha suscitato immediatamente numerosi messaggi di cordoglio da parte delle istituzioni e delle forze politiche.

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino aveva legato il proprio nome alle grandi battaglie civili del radicalismo italiano. Entrata nel Partito radicale negli anni Settanta, fu tra le protagoniste delle campagne per la liberalizzazione dell’aborto e per i diritti delle donne, arrivando a praticare e rivendicare forme di disobbedienza civile per portare all’attenzione dell’opinione pubblica la condizione delle donne costrette a ricorrere all’aborto clandestino. Nel 1975 fondò il Centro informazione sterilizzazione e aborto e l’anno successivo fu eletta per la prima volta alla Camera dei deputati.

Da allora la sua presenza nelle istituzioni è stata pressoché ininterrotta. Deputata in diverse legislature, parlamentare europea e poi senatrice, Bonino ha attraversato stagioni profondamente diverse della Repubblica mantenendo una forte identità politica e una particolare attenzione ai diritti individuali, alla laicità dello Stato e alle libertà civili. È stata inoltre vicepresidente del Senato tra il 2008 e il 2013.

Il suo impegno non si è però limitato alla politica nazionale. Tra il 1995 e il 1999 è stata commissaria europea, con responsabilità per gli aiuti umanitari, la politica dei consumatori e la pesca, portando l’impegno per i diritti umani e per l’intervento nelle aree di crisi anche sul piano internazionale. La sua attività l’ha vista impegnata in particolare sulle emergenze umanitarie, sull’abolizione della pena di morte e sulla difesa delle libertà fondamentali.

Nel corso della sua carriera Bonino ha ricoperto anche incarichi di governo. Nel secondo governo Prodi è stata ministra del Commercio internazionale e ministra per le Politiche europee, mentre nel governo guidato da Enrico Letta ha assunto l’incarico di ministra degli Esteri. Negli ultimi anni è stata tra le figure di riferimento di +Europa, formazione europeista nata dall’esperienza radicale.

La sua vita politica è stata segnata anche dalla malattia. Nel 2015 le era stato diagnosticato un tumore al polmone, affrontato con un lungo percorso di cure che aveva raccontato pubblicamente. Nel novembre 2025 era stata nuovamente ricoverata in terapia intensiva per un problema di salute, venendo poi trasferita alla Stroke Unit dell’ospedale San Filippo Neri e dimessa dopo circa una settimana. I medici avevano escluso in quell’occasione una recidiva del tumore.

La notizia della morte ha raccolto il cordoglio trasversale della politica. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato Bonino come una voce forte e riconoscibile della politica italiana, sottolineandone la determinazione e riconoscendone il peso e il ruolo nella vita pubblica nazionale. “Le nostre storie e le nostre sensibilità sono state lontane», ha detto Meloni, “ma questo non mi ha mai impedito di riconoscerne il peso e il ruolo. Successivamente la premier ha annunciato che sono in corso di predisposizione le esequie di Stato.

Con la scomparsa di Emma Bonino, la politica italiana perde una figura difficilmente riconducibile agli schieramenti tradizionali: una dirigente capace di trasformare battaglie minoritarie in temi centrali del dibattito pubblico e di portare la cultura radicale dalle campagne referendarie alle istituzioni italiane ed europee. Una presenza durata cinquant’anni, costruita sulla difesa delle libertà individuali e dei diritti civili, che ha lasciato un segno profondo nella storia repubblicana.