ROMA - Il cardinale Camillo Ruini, storico presidente della Cei, deceduto a 95 anni, è stato una delle figure più influenti della Chiesa cattolica italiana tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila. Teologo di formazione e pastore di lungo corso, ha occupato un ruolo centrale nel periodo dello straordinario pontificato di San Giovanni Paolo II, contribuendo in modo decisivo a ridefinire la presenza pubblica dei cattolici nella società italiana.
Nato a Sassuolo (Modena) nel 1931, dopo gli studi nel seminario diocesano, prosegue la formazione teologica nella Capitale, alla Pontificia Università Gregoriana, dove si laurea in filosofia e teologia. Viene ordinato sacerdote nel 1954 e inizia un intenso percorso accademico e pastorale, che lo porta all’insegnamento di filosofia e teologia nei seminari. Negli anni della maturità ecclesiale entra nel corpo episcopale e viene nominato vescovo ausiliare di Reggio Emilia nel 1983. Successivamente assume incarichi di crescente rilievo fino alla nomina nel 1986 a segretario della Conferenza Episcopale Italiana di cui assumerà la presidenza nel 1991, incarico che ricoprirà per oltre un decennio, diventando anche vicario generale del papa per la diocesi romana.
La sua affermazione all’interno dell’episcopato avviene già negli anni della maturità pastorale, quando si distingue come giovane vescovo ausiliare a Reggio Emilia. In quella fase emerge per capacità organizzativa e visione ecclesiale, tanto da essere coinvolto nella preparazione del Convegno ecclesiale di Loreto del 1985. Quel passaggio viene spesso ricordato come un momento chiave per il rilancio del protagonismo dei cattolici italiani nel mondo sociale e culturale, in sintonia con l’indirizzo pastorale di Giovanni Paolo II.
Negli anni successivi Ruini diventa presidente della Conferenza Episcopale Italiana, assumendo un ruolo che va oltre la dimensione strettamente ecclesiastica. La sua leadership si caratterizza per una forte attenzione alla presenza pubblica della Chiesa, soprattutto sui temi etici e antropologici. In questo contesto elabora e promuove con forza l’idea dei cosiddetti “valori non negoziabili”, riferiti in particolare alla difesa della vita, della famiglia e della libertà educativa. Parallelamente, il suo rapporto con la politica italiana si sviluppa in modo complesso. Pur non identificandosi con la tradizione della Democrazia Cristiana, che riteneva ormai conclusa nella sua funzione storica, Ruini sostiene la necessità di una presenza culturale dei cattolici nella vita pubblica, autonoma e non coincidente con un unico partito. La sua influenza viene spesso interpretata come un tentativo di orientare il dibattito politico più che di occupare direttamente lo spazio partitico. Uno dei momenti più discussi della sua stagione è legato al referendum sulla procreazione assistita, in cui la scelta dell’astensione raggiunge un risultato significativo.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso il suo dolore personale e istituzionale: “La notizia della scomparsa del cardinale Camillo Ruini mi colpisce e mi addolora particolarmente. Un grande uomo di Chiesa, dalla straordinaria intelligenza e dalla profonda umanità, che ha difeso con vigore l’identità, la missione e il ruolo dei cattolici nella società italiana. Sono onorata di averlo conosciuto, di aver stretto con lui un affettuoso legame di amicizia e di aver potuto raccogliere i suoi preziosi insegnamenti. È stata una delle menti più lucide della società italiana e mi auguro che la sua eredità spirituale, culturale e umana possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti”.
A esprimere il dolore di tutta la comunità ecclesiale italiana è il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana: “Lo ricordiamo con riconoscenza per la vita spesa al servizio del Vangelo, della Chiesa di Roma e della Conferenza Episcopale Italiana”, sottolineando come Ruini “abbia servito la Chiesa con intelligenza, passione pastorale e profondo senso ecclesiale”. Nel messaggio Zuppi evidenzia anche la visione pastorale del cardinale scomparso, secondo cui “la fede non è mai estranea alla storia”.