Ci sono storie che raccontano la possibilità di ricominciare, anche quando tutto sembra già scritto. Figli Perduti, opera prima del regista milanese Lorenzo Maria Chierici, nasce proprio da questa convinzione e porta sullo schermo la vicenda reale di Daniel Zaccaro, cresciuto nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro, protagonista di un percorso difficile tra disagio, devianza e giustizia minorile. L’incontro con don Claudio Burgio e con la comunità Kayròs rappresenta per lui un punto di svolta, l’inizio di un cammino di cambiamento che dimostra quanto possano essere decisive la fiducia, l’ascolto e la presenza di adulti capaci di offrire una prospettiva diversa.
A interpretare don Claudio è Alessandro Gassmann, attore che nel corso della sua carriera ha alternato cinema, teatro e televisione, confrontandosi spesso con personaggi chiamati a misurarsi con le contraddizioni della società contemporanea. Figlio dell’indimenticabile Vittorio, ha costruito nel tempo un percorso artistico autonomo, passando dai ruoli cinematografici alle interpretazioni teatrali, fino a conquistare un vasto pubblico televisivo. In Figli Perduti si confronta con una figura realmente esistente, quella di un sacerdote che ha fatto dell’accoglienza e del recupero dei ragazzi in difficoltà la propria missione.
“In questo caso con Figli Perduti abbiamo a che fare con una storia vera che parla del disagio dei giovani e credo che in questi giorni, in queste settimane, nelle quali si parla così tanto dei problemi dei ragazzi, sia un film che arriva nel momento giusto, e con intelligenza - dichiara Gassmann -. Spero che il film possa avere l’attenzione che merita perché è un piccolo film importante. Il valore dell’opera, nelle parole dell’attore, risiede soprattutto nella capacità di affrontare una questione spesso evocata nel dibattito pubblico senza fermarsi alla superficie: quella di una generazione che troppo frequentemente viene giudicata attraverso le proprie manifestazioni più problematiche, senza che si cerchi davvero di comprenderne le difficoltà. La storia di Daniel diventa così l’occasione per interrogarsi non soltanto sulle responsabilità individuali, ma anche su quelle collettive, a partire dal ruolo che la società e le generazioni adulte possono svolgere nel prevenire l’emarginazione.
Gassmann non nasconde l’ammirazione per don Claudio Burgio e per il lavoro portato avanti dalla comunità Kayròs, realtà milanese impegnata nell’accoglienza e nell’accompagnamento di adolescenti e giovani che attraversano situazioni di fragilità. “La realtà di Kayròs a Milano è una realtà straordinaria, ha tirato fuori dalla strada decine, centinaia di ragazzi. Don Claudio è un uomo illuminato, un grande uomo, coraggioso e vincente, perché il suo lavoro ha successo, nel senso che riesce a dare a questi ragazzi una speranza di futuro. Le vecchie generazioni, tra le quali chiaramente inserisco la mia, dovevano e potevano fare di più”.
È una riflessione che supera i confini della finzione cinematografica e chiama in causa direttamente gli adulti. Di fronte agli episodi di violenza e alle difficoltà che coinvolgono una parte dei più giovani, osserva l’attore, il rischio è quello di affidarsi a giudizi generalizzanti, incapaci di cogliere le differenze tra le singole storie. Il disagio non ha un’unica origine e non può essere affrontato con risposte indistinte. “Non si può generalizzare sui ragazzi - sottolinea Gassmann -. Sono completamente diversi tra di loro, ci sono ragazzi impegnati, ci sono ragazzi disagiati, ci sono ragazzi violenti, ognuno necessita attenzione. Io penso che l’attenzione nei confronti dei giovani sia quella che è mancata nel nostro Paese”.
Il richiamo all’attenzione è il filo conduttore del suo ragionamento: ascoltare non significa giustificare ogni comportamento, ma provare a comprenderne le cause per individuare percorsi di recupero efficaci. È proprio questa la prospettiva suggerita dalla vicenda di Daniel Zaccaro, nella quale l’incontro con una figura adulta capace di guardare oltre gli errori commessi apre uno spazio nuovo, sottraendo il ragazzo all’idea che il proprio passato debba necessariamente coincidere con il suo futuro.
Accanto al tema sociale, Figli Perduti rappresenta anche un incontro tra generazioni all’interno del mondo del cinema e vede, tra gli interpreti, Matteo Oscar Giuggioli e Andrea Dodero. Per Gassmann, lavorare con una squadra giovane è stata un’esperienza particolarmente significativa, tanto per l’energia del gruppo quanto per la preparazione dimostrata da chi si è trovato ad affrontare un progetto cinematografico impegnativo. “Mi fa tanto piacere quando vengo chiamato a partecipare a operazioni di gente giovane. Questo è un film scritto, diretto, interpretato, anche fotografato da ventenni, quindi per me è stata veramente un’emozione grandissima, ventenni di talento”, racconta.
Parole di stima sono riservate soprattutto al regista, che sul set viene chiamato Giollo. Nonostante la giovane età e il fatto che si trattasse del suo primo lungometraggio, Chierici ha saputo conquistare la fiducia dell’attore, dimostrando una maturità professionale che Gassmann considera indicativa di un cambiamento più ampio nel settore. “Giollo sembrava non aver fatto altro in vita sua, non sembrava assolutamente avere a che fare con un regista di 28 anni al suo primo film. Questa generazione di attori, di registi, di sceneggiatori arriva al cinema molto più preparata di quanto non lo fossimo noi alla loro età. Penso a Giuggioli e Dodero, che sono attori fantastici. Come sempre, invecchiando imparo più da loro che dai miei coetanei”.