CANBERRA – Dopo un decennio di risultati modesti, l’economia australiana potrebbe ritrovare slancio grazie all’intelligenza artificiale, ma il salto di qualità dipenderà dalla capacità del Paese di governare la nuova tecnologia senza rallentarne l’adozione.
Un rapporto pubblicato oggi dalla società di consulenza EY stima che l’AI possa produrre entro dieci anni un aumento della produttività fino al 2,4 per cento. In termini economici, ciò equivarrebbe a 116 miliardi di dollari aggiuntivi per il prodotto interno lordo reale e a circa 44mila nuovi posti di lavoro.
La capo economista regionale di EY, Cherelle Murphy, ha osservato che la produttività del lavoro è cresciuta in media appena dello 0,3 per cento l’anno nell’ultimo decennio. Un’accelerazione di questa portata potrebbe quindi modificare un quadro che ha contribuito al peggioramento del tenore di vita.
Secondo un rapporto dell’OCSE pubblicato a luglio, i salari reali australiani sono diminuiti del 5,1 per cento dal marzo 2021, uno degli arretramenti più marcati tra le economie sviluppate.
Il possibile recupero non è però automatico. Le imprese temono che norme troppo rigide possano frenare gli investimenti, mentre oltre l’80 per cento degli australiani chiede regole più severe sull’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle organizzazioni.
Per Murphy, un quadro legislativo chiaro potrebbe accrescere la fiducia degli utenti e favorire la diffusione dei nuovi strumenti. Le garanzie sulla sicurezza e sull’impiego dei dati, a suo giudizio, non rappresentano soltanto un vincolo, ma possono diventare la condizione necessaria per una maggiore apertura.
Il rapporto ridimensiona inoltre il timore di una perdita generalizzata di occupazione. La maggior parte dei settori registrerebbe un aumento dei posti di lavoro, grazie alla crescita della domanda e dei salari reali. Soltanto alcuni comparti ad alta intensità di capitale, tra cui miniere e agricoltura, potrebbero subire una lieve contrazione.
L’effetto principale dell’AI sarebbe dunque l’ampliamento delle capacità dei lavoratori, più che la loro sostituzione. Perché ciò avvenga, le aziende dovranno investire nella riqualificazione del personale e nell’adattamento delle mansioni.
A luglio, il primo ministro Anthony Albanese ha annunciato l’intenzione di introdurre nuovi obblighi legali sull’uso dell’intelligenza artificiale e sui centri dati.
Il ministro dell’Energia Chris Bowen ha inoltre spiegato che queste strutture dovranno contribuire alla realizzazione di nuova capacità elettrica attraverso il sistema di garanzie d’origine rinnovabile, dimostrando di compensare interamente l’energia consumata.
I centri dati potrebbero offrire un ulteriore vantaggio all’Australia, grazie all’ampia disponibilità di risorse rinnovabili. Il Paese è già la principale destinazione mondiale per tali investimenti al di fuori degli Stati Uniti.
Permangono tuttavia ostacoli rilevanti: tempi autorizzativi lunghi e ritardi nell’ammodernamento delle reti energetiche e idriche potrebbero spingere i capitali verso altre economie.