CANBERRA – Il primo ministro Anthony Albanese ha escluso una riduzione dell’accoglienza umanitaria, confermando che il programma per i rifugiati resterà fissato a 20mila posti l’anno anche dopo la scadenza dell’attuale impostazione.

L’intervento si è reso necessario dopo le proteste delle organizzazioni umanitarie, provocate dalle indicazioni secondo cui il governo avrebbe potuto lasciare scadere l’aumento deciso nel 2023 e riportare il tetto a 13.750 posti a partire dalla prossima manovra economica federale.

“L’accoglienza dei rifugiati deve essere rinnovata nel prossimo budget perché i 20mila posti erano stati previsti per quattro anni”, ha dichiarato Albanese ieri.

“Questo numero resta la politica del governo e sarà mantenuto negli anni futuri, in linea con gli impegni umanitari dell’Australia e insieme alle nostre solide misure di sicurezza delle frontiere.”

Le attuali previsioni migratorie incorporavano invece una riduzione di 6.250 posti umanitari dall’inizio dell’esercizio 2027/28.

Solo poche ore prima, un portavoce del ministero dell’Interno aveva affermato che non era stata ancora presa una decisione definitiva sul mantenimento dei livelli attuali.

Le organizzazioni impegnate nell’assistenza ai rifugiati avevano reagito vigorosamente alla prospettiva di un taglio.

Violet Roumeliotis, direttrice generale di Settlement Services International, ha avvertito che una riduzione avrebbe significato ulteriori anni di incertezza e separazione per migliaia di famiglie.

“Dietro ogni posto cancellato c’è una famiglia che dovrà aspettare più a lungo per ricongiungersi con genitori, figli, fratelli e persone care”, ha dichiarato.

Anche l’Asylum Seeker Resource Centre aveva espresso forte contrarietà, accusando il governo di consentire alla destra radicale di dettare i termini del dibattito.

La vice direttrice generale Jana Favero aveva invitato il Partito laburista a scegliere tra il rispetto degli impegni umanitari e una linea definita “trumpiana”.

Il senatore dei Verdi David Shoebridge ha inoltre accusato il governo di star inseguendo One Nation.

Albanese ha respinto questa lettura, sostenendo che il Partito laburista aveva iniziato a ridurre considerevolmente i livelli dell’immigrazione prima della recente crescita di One Nation nei sondaggi.

La questione emerge un mese dopo la conferenza nazionale del Partito laburista, dove i delegati avevano confermato l’obiettivo di almeno 20mila posti umanitari l’anno e indicato l’aspirazione a raggiungere quota 27mila.

Il dibattito sull’immigrazione resta comunque aperto all’interno del caucus Laburista.

Le divisioni interne avevano già contribuito alla cancellazione, all’inizio di agosto, di un atteso intervento del ministro dell’Interno Tony Burke al National Press Club, nel quale avrebbe dovuto illustrare nuove modifiche alla politica migratoria.