SYDNEY – I mutuatari australiani potrebbero trovarsi a far fronte fino a cinque ulteriori rialzi dei tassi d’interesse entro fine anno se il conflitto con l’Iran dovesse protrarsi, in uno scenario che combina inflazione elevata e incertezza economica.
Nonostante il mercato del lavoro resti solido – con un tasso di disoccupazione stabile al 4,3 per cento a marzo secondo l’Australian Bureau of Statistics – gli economisti avvertono che le pressioni esterne rischiano di cambiare rapidamente il quadro.
Secondo Harry Murphy Cruise di Oxford Economics, una crisi prolungata nel Medio Oriente potrebbe spingere il prezzo del petrolio fino a 150-160 dollari al barile, rispetto ai circa 100 attuali. Un aumento di questa portata riporterebbe l’inflazione di fondo vicino al 6 per cento, livelli simili al picco post-pandemico.
“L’Australia aveva già un problema inflattivo prima del conflitto”, ha spiegato l’economista, sottolineando che un ulteriore shock energetico renderebbe la situazione ancora più complessa.
In questo contesto, la Reserve Bank of Australia potrebbe essere costretta a intervenire in modo aggressivo. Le stime indicano un possibile aumento del tasso ufficiale fino al 5,5 per cento entro la fine dell’anno, rispetto all’attuale 4,10 per cento.
Per le famiglie, si tratterebbe di un impatto diretto sul costo dei mutui, in una fase già segnata da bilanci sotto pressione per il costo della vita. Anche le imprese si trovano in una posizione delicata: costi in aumento e scarsa visibilità sulle prospettive economiche stanno frenando investimenti e piani di crescita.
Un sondaggio condotto su oltre 800 dirigenti d’azienda mostra che il 41 per cento teme un forte aumento delle insolvenze, mentre quasi nove su dieci prevedono ulteriori rincari dei costi operativi.
Nonostante questo scenario, il mercato del lavoro potrebbe reagire in modo più graduale rispetto al passato. Secondo Westpac, le aziende tendono a ridurre le ore lavorate piuttosto che i posti, limitando il rischio di licenziamenti di massa almeno in assenza di una recessione profonda.
Le previsioni indicano comunque un aumento della disoccupazione fino a circa il 4,9 per cento entro la seconda metà del 2026.
Da Washington, dove si stanno tenendo gli incontri del G20 e del Fondo Monetario Internazionale, il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha avvertito che le conseguenze del conflitto saranno durature. “Il danno è già stato fatto e la ripresa sarà più lunga e difficile del previsto”, ha dichiarato.