BERLINO - Di fronte alle crescenti provocazioni e alla minaccia asimmetrica di Mosca, la Nato accelera il potenziamento militare sul fianco orientale. La Germania e i Paesi Bassi istituiranno quest’anno un quartier generale tattico congiunto nei Paesi baltici, una mossa strategica volta a comandare le forze alleate e a rafforzare la deterrenza contro la Russia.
Il centro di comando bilaterale, noto come 1GNC (I Corpo tedesco-olandese), assumerà nei prossimi mesi un ruolo operativo di primo piano in Estonia e Lettonia, formalizzando già in estate una decisione concordata lo scorso anno al vertice Nato dell’Aia. La nuova struttura sottrarrà gradualmente al Corpo Multinazionale Nord-Est la conduzione delle esercitazioni e delle attività preparatorie difensive di emergenza.
Il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha sottolineato come questo modello di cooperazione, che vede già sedici nazioni lavorare fianco a fianco nello stato maggiore, rappresenti il vero fulcro dell’interoperabilità e dell’assunzione di responsabilità a livello europeo.
La necessità di blindare i confini orientali dell’Alleanza è resa drammaticamente urgente dall’escalation di droni nei cieli europei. Da Astana, in Kazakistan, il presidente russo Vladimir Putin è intervenuto personalmente nel dibattito per respingere le accuse europee sul velivolo kamikaze precipitato in Romania. Ù
Il capo del Cremlino ha affermato che nessuno può stabilire la provenienza dei resti prima che gli esperti abbiano concluso gli esami tecnici, attaccando direttamente la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, rea a suo dire di essersi mostrata sicura della colpevolezza russa senza essere mai stata sul territorio rumeno. Secondo la ricostruzione alternativa offerta da Putin e rilanciata dalle agenzie di Mosca, potrebbe essersi trattato di un drone ucraino deviato dalla traiettoria originale a causa del disturbo elettronico o di un errore nel caricamento dei dati di volo.
Le giustificazioni del leader russo non convincono affatto i partner europei, specialmente quelli geograficamente più esposti alle pressioni di Mosca. Il ministro degli Esteri dell’Estonia, Margus Tsahkna, ha ammonito che l’episodio del drone fa parte di una strategia calcolata dal Cremlino per testare i riflessi della Nato e seminare divisioni interne.
Sulla stessa linea il collega lituano, Kestutis Budrys, che ha denunciato la costruzione di una campagna di disinformazione russa volta ad accusare falsamente i Paesi baltici di concedere basi aeree ai droni ucraini diretti in Russia, con l’unico obiettivo di screditarli agli occhi dell’Occidente. Per le diplomazie europee, la provocazione aerea mirava a spaventare l’opinione pubblica occidentale per alimentare i movimenti politici che chiedono di allentare il sostegno militare a Kiev.
Nonostante le pressioni di Mosca, l’Unione Europea si mostra compatta sul fronte economico ed è già al lavoro per varare il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Fonti diplomatiche europee osservano a porte chiuse che i colloqui a Bruxelles risultano semplificati dall’uscita di scena dell’ex premier ungherese Viktor Orbán, storico elemento di disturbo nei dossier su Mosca.
Tra i Ventisette resta ferma la convinzione che Putin si trovi in difficoltà e che non si debba cedere alle provocazioni geopolitiche, pur mantenendo accesa la discussione interna sul futuro dell’Ucraina. Se sul sostegno economico e militare c’è un’ampia intesa, i governi europei restano divisi sulla rapidità dell’ingresso di Kiev nell’Ue, un nodo politico fondamentale che intreccia le necessarie garanzie di sicurezza da assicurare all’Ucraina e la definizione del ruolo che l’Europa potrà giocare quando si apriranno i futuri tavoli negoziali con il Cremlino.