CARNAGO - Da buon livornese uomo di mare, Massimiliano Allegri sa benissimo che quando la barca si ritrova nella bufera in mezzo alle onde, l’unico modo per portarla sana e salva in porto è non farsi prendere dal panico, perché l’agitazione offusca le idee, mentre la mente deve restare lucida.
E il suo Milan si ritrova in una situazione così, con l’ultima settimana passata tra critiche e preoccupazioni crescenti per le due sconfitte consecutive, tre nelle ultime quattro, che hanno rimesso in discussione la qualificazione alla Champions, con tutto il corollario di negatività che porterebbe il fallimento del primo (e per molti l’unico) obiettivo stagionale: “Nell’arco della stagione un momento difficile c’è, va affrontato con serenità e facendo le cose in maniera ordinata - ha spiegato Allegri in conferenza -. Mancano sei partite e domani è una partita importante per il nostro obiettivo da raggiungere: bisogna solamente giocare a calcio in serenità, con grande compattezza e ordine. Perché si parla solo di Champions? Dipende dalla situazione e dal contesto. È normale che l’Inter avesse l’obiettivo dello Scudetto: l’anno scorso lo ha perso per un punto e sono sei anni che lotta per vincerlo, se lo fa è il terzo negli ultimi sei con due finali di Champions”.
“Poi - prosegue Allegri -, se entriamo in Champions, l’anno prossimo va alzata l’asticella per migliorare il posizionamento di quest’anno, ma se sei in cima non è che dici di lottare per un posto Champions: se sei la più forte devi dire che lotti per lo Scudetto. Per noi arrivare in Champions è un buon risultato, l’anno prossimo bisogna avere l’ambizione di migliorare il risultato di quest’anno”.
Ma, parlando del futuro prossimo, Allegri in questo momento vuol dire anche Nazionale, visto che Malagò candidato alla presidenza della Figc ha alimentato le voci su Allegri ct, tema che accompagnerà l’allenatore da adesso a fine campionato e oltre. E il diretto interessato che cosa dice? Poco, per la verità, facendo ciò che va fatto, ovvero allontanare e allontanarsi dai rumors: “In queste settimane parlano tutti, gli unici che non parlano sono i miei amici che stanno a Livorno. Ma è normale. Tutti gli anni si arriva in questo periodo e si dice che quello va di lì e quello va di là: il calcio è bello anche per questo. La mia storia di allenatore parla chiaramente: sono stato quattro anni al Milan, ho fatto otto anni alla Juventus, poi sono tornato al Milan. Tanti cambiamenti non sono mai stati nel mio Dna. Mi piace lavorare in un club che è un’azienda, che va gestita come tale: va resa competitiva e nello stesso tempo sostenibile”.
A sentire lui, in questo momento e anche più avanti, c’è soltanto il Milan, tanto che si proietta già a quelle che saranno le mosse della prossima estate, in cui (se resterà) ha già fatto sapere a chi di dovere (l’ad Furlani) di voler essere maggiormente coinvolto nelle decisioni: “Credo che la società abbia lavorato molto bene quest’estate, abbiamo una rosa di ottimi giocatori e con qualcuno straordinario: è una buona base, per rinforzare questa base dobbiamo arrivare in Champions. Gli step sono due: prima arrivare in Champions e poi programmare il futuro. Ma tutto ruota intorno al risultato, se fai risultato, la società diventa più forte. La forza di una società è nel riconoscere e lavorare sui propri limiti. Se uno riconosce questo può ottenere dei risultati migliori, ma il margine di errore, se tu puoi spendere 50 rispetto a uno che può spendere 300, è minore. Non bisogna farsi travolgere dagli eventi, non bisogna pensare che in due anni possiamo vincere la Champions: l’ambizione è quella, ma la realtà è un’altra. Il pranzo con Furlani? Sono incontri, come ci sono stati in sede anche due giorni fa, in cui uno parla dell’annata e su cosa è andato e cosa no. Una volta che è stata costruita la squadra di quest’anno, già è partita la costruzione dell’anno dopo. Però bisogna arrivare in Champions. Non bisogna guardare tre mesi avanti, ma due anni”.
In tutto questo c’è anche la trasferta di Verona, con Leao ancora una volta osservato speciale: “Sicuramente gli sono serviti un po’ i fischi - ha detto Allegri -, ha capito che nella vita le cose non vanno sempre per il meglio. Avrà una bella reazione: ha fatto una buona settimana di allenamento come tutti. Sono convinto che gli attaccanti torneranno a segnare”. Perché, se non si fosse capito, tutto dipende dalla qualificazione in Champions.