BUENOS AIRES - Mentre il presidente argentino Javier Milei parte per una visita ufficiale in Israele, in patria l’inchiesta sulla truffa legata alla criptovaluta $Libra si avvicina sempre più a un punto decisivo.
Il caso, nato dopo il boom e il crollo del token promosso pubblicamente dal presidente, continua a svilupparsi con nuovi elementi che, secondo gli investigatori, potrebbero chiarire definitivamente le responsabilità.
Tutto ha avuto inizio il 14 febbraio dello scorso anno, quando Milei pubblicò sul suo account ufficiale di X un codice alfanumerico per acquistare $LIBRA.
In poche ore il valore della criptovaluta salì vertiginosamente, attirando investitori da tutto il Paese. Ma il rialzo fu seguito da un crollo altrettanto rapido: chi riuscì a vendere in tempo ottenne profitti ingenti, mentre molti altri persero completamente il capitale investito.
Da allora, la magistratura ha lavorato per ricostruire la rete di rapporti e le eventuali responsabilità dietro quella dinamica. Negli ultimi giorni, secondo quanto spiegato dall’avvocato dei danneggiati Nicolás Osuszt a Radio 750, l’indagine ha compiuto passi significativi.
Gli inquirenti hanno disposto nuove misure di prova sui dispositivi elettronici degli indagati e, soprattutto, hanno inviato una richiesta formale a Meta per ottenere le conversazioni tra alcuni dei protagonisti del caso, tra cui Manuel Terrones Godoy, e il resto delle persone implicate.
Si tratta di un passaggio cruciale, perché l’accesso a chat e scambi digitali potrebbe permettere di ricostruire con maggiore precisione il coordinamento tra i soggetti coinvolti. Per l’avvocato, quando questi dati saranno disponibili, “emergeranno nuove prove per consolidare l’ipotesi della partecipazione di tutti in questa truffa”.
Nonostante l’attesa per questi elementi, l’avvocato ritiene che il quadro sia già sufficientemente chiaro. “Con quello che abbiamo visto finora, non c’è molto da discutere. Dovrebbero iniziare a presentarsi e dare spiegazioni”, ha dichiarato, sottolineando come, a suo avviso, esistano già le basi per procedere con gli interrogatori degli indagati.
Tra i principali accusati figurano esponenti vicini al governo, tra cui il capo di Gabinetto Manuel Adorni e la sorella del presidente Karina Milei, attualmente Segretario generale della presidenza dell’Argentina.
Secondo Osuszt, non si tratterebbe di episodi isolati, ma di un’operazione più strutturata: “È più che chiaro che tutte queste persone facevano parte di un’associazione illecita”.
Al centro del presunto schema ci sarebbe stato un vero e proprio “business di intermediazione”, basato sulla tokenizzazione dell’immagine del presidente. Un meccanismo che avrebbe sfruttato la visibilità e la credibilità politica di Milei per incentivare l’acquisto della criptovaluta, contribuendo al suo rapido successo iniziale.