ROMA - Il centrodestra archivia il voto amministrativo rivendicando la tenuta della coalizione e trasformando le comunali in una risposta politica alle opposizioni dopo il clima seguito alla sconfitta referendaria.
Il risultato nei quasi 750 Comuni chiamati alle urne consegna una mappa frammentata, segnata dalle dinamiche locali e dal peso delle liste civiche, ma offre alla maggioranza due successi simbolici: la conferma di Venezia e la conquista di Reggio Calabria.
L’affluenza definitiva si è fermata al 60,06%, in calo rispetto al 64,91% registrato nella precedente tornata negli stessi Comuni. Hanno votato oltre sei milioni di cittadini, chiamati a scegliere sindaci e consigli comunali in 18 capoluoghi di provincia e in centinaia di centri minori.
“E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”, ha scritto sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rivendicando il risultato della coalizione.
Un dato rilevante arriva da Venezia, dove Simone Venturini, 38 anni, ex assessore della giunta di Luigi Brugnaro, ha vinto al primo turno con il 51% dei voti. Il candidato del centrodestra ha battuto Andrea Martella, senatore del Partito Democratico sostenuto da un’alleanza ampia del centrosinistra, fermo al 39,2%, impedendo al campo progressista di tornare alla guida della città dopo dieci anni.
A Reggio Calabria arriva il vero cambio di colore politico della tornata. Francesco Cannizzaro, deputato e coordinatore regionale di Forza Italia sostenuto anche da Azione, conquista il Comune al primo turno con il 65,7% dei voti, contro il 24,7% del sindaco uscente Domenico Donato Battaglia, interrompendo dodici anni di amministrazioni progressiste.
“Avanza il centrodestra, la Lega conferma e conquista sindaci in tutta Italia”, ha commentato Matteo Salvini.
Il centrosinistra prova però a bilanciare il quadro, rivendicando i risultati ottenuti soprattutto in Toscana e in alcuni comuni del Sud. “Nel complesso i dati confermano i buoni risultati in Toscana con le vittorie al primo turno a Prato e Pistoia e in Emilia-Romagna”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein. La leader dem ha citato anche “risultati positivi” in Campania, a partire da Avellino, e in Puglia con la riconferma di Andria, oltre alle “percentuali alte” di Mantova.
Per Schlein il voto conferma che “quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi”, anche in vista delle prossime elezioni politiche. Ma proprio l’unità resta uno dei punti più delicati emersi dalla tornata.
A Salerno, Vincenzo De Luca è stato eletto sindaco per la quinta volta con il 57,88% dei voti a scrutinio quasi completo, sostenuto da sette liste civiche e senza il simbolo del Pd. La vittoria dell’ex governatore campano resta quindi difficilmente rivendicabile dall’opposizione, anche perché M5s e Avs avevano scelto la corsa separata, sostenendo Francesco Lanocita, fermo al 14,11%.
In Toscana il centrosinistra si afferma senza ballottaggio in diversi comuni. A Prato Matteo Biffoni viene confermato sindaco per la terza volta con il 54,7%, mentre a Pistoia il civico di centrosinistra Giovanni Capecchi riporta il Comune nell’area progressista dopo nove anni. Vittorie anche a Cascina, Sesto Fiorentino, Figline e Incisa Valdarno, dove David Ermini correva in una sfida dal forte valore politico nell’ex roccaforte renziana.
“Uniti si vince”, ha commentato il Pd toscano, sottolineando il risultato ottenuto in una regione battuta durante la campagna elettorale dalla segretaria dem e dagli altri leader del campo progressista.
In Puglia il centrosinistra conferma Andria con Giovanna Bruno, rieletta con il 77,1% contro il 22,9% del candidato del centrodestra Sabino Napolitano. A Messina resta invece saldo il peso di Cateno De Luca e del suo movimento Sud chiama Nord, con la riconferma del sindaco uscente Federico Basile.
I comuni dove il sindaco non è stato eletto al primo turno torneranno alle urne per il ballottaggio il 7 e l’8 giugno.