SYDNEY - Un secondo gruppo di donne australiane legate allo Stato Islamico e i loro figli sta per atterrare nella capitale del New South Wales, dopo anni trascorsi in un campo nel nord-est della Siria.

Il gruppo è composto da sette donne e 12 minori, usciti nei giorni scorsi dal campo di detenzione di Al Roj e diretti verso Damasco prima di imbarcarsi per l’Australia.

Alcune delle donne potrebbero essere arrestate al rientro. Il governo federale ha avvertito che chiunque abbia commesso reati dovrà aspettarsi “tutto il peso della legge”. Il ministro degli Interni Tony Burke ha confermato che le autorità sono a conoscenza dei piani di viaggio del gruppo e che le agenzie di sicurezza si preparano da anni alla possibile gestione di cittadini australiani rientrati da aree controllate o frequentate dallo Stato Islamico.

“Il governo non ha fornito e non fornirà alcuna assistenza a questo gruppo”, ha detto Burke. Ha definito le donne persone che hanno fatto “la scelta orribile” di unirsi a una pericolosa organizzazione terroristica e di mettere i propri figli in una situazione indicibile. La priorità, ha aggiunto, resta la sicurezza della comunità australiana.

Una donna rimasta nel campo siriano non potrà però volare in Australia, dopo l’imposizione di un ordine di esclusione temporanea. La misura vieta l’ingresso nel Paese fino a un massimo di due anni per ragioni di sicurezza nazionale, anche se la persona è cittadina australiana.

Il rientro del gruppo avviene dopo quello di un primo contingente, composto da quattro donne e nove bambini, arrivato all’inizio di maggio dallo stesso campo. Tre donne furono arrestate all’arrivo e restano in custodia. Una è accusata di reati di terrorismo, tra cui l’ingresso in un’area proibita e l’appartenenza a un’organizzazione terroristica. Altre due sono state fermate a Melbourne e accusate di reati collegati alla schiavitù, che sarebbero stati commessi durante il periodo trascorso in Siria.

Le donne, spesso definite “spose dell’ISIS”, avevano seguito i loro partner in Medio Oriente più di dieci anni fa, quando il gruppo jihadista cercava di costruire il proprio califfato. Nel 2019, dopo il crollo dello Stato Islamico, molte sono rimaste per anni nei campi del nord-est siriano insieme ai figli.

L’Australia aveva già rimpatriato altri gruppi da Al Roj nel 2019 e nel 2022. Questa volta, però, il governo insiste su una linea più dura: nessuna assistenza diretta, controlli al confine e possibili accuse per chi ha violato la legge australiana.