TEHERAN - Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ordinato il ripristino dell’accesso internazionale a internet, dopo quasi tre mesi di blocco imposto dall’inizio della guerra contro Stati Uniti e Israele.
La notizia è stata riferita dai media statali iraniani, che citano un funzionario del ministero delle Comunicazioni.
Non è ancora chiaro quando la popolazione potrà tornare a collegarsi alla rete globale né quale meccanismo sarà usato per riaprire l’accesso. La decisione di Pezeshkian segue il parere di una task force speciale, che aveva votato a favore della riattivazione dei collegamenti internazionali. Non è stata però annunciata una data ufficiale. A metà maggio, i media iraniani avevano indicato il 5 giugno come possibile giorno della riapertura.
Secondo l’osservatorio NetBlocks, lunedì (ora locale) la maggior parte degli iraniani risultava senza accesso al web mondiale da 87 giorni. Solo una minoranza di utenti è riuscita ad aggirare le restrizioni usando reti private virtuali (VPN) costose e più avanzate.
Le autorità avevano imposto un primo blocco l’8 gennaio, in risposta alle proteste antigovernative. Le connessioni erano poi gradualmente tornate verso la normalità a febbraio, prima di un nuovo oscuramento iniziato dopo i raid americani e israeliani del 28 febbraio.
Da allora, circa 90 milioni di iraniani hanno potuto usare soltanto la cosiddetta “internet nazionale”, una rete interna che consente l’accesso solo a siti approvati dallo Stato. Anche in tempi ordinari, l’accesso iraniano alla rete globale è fortemente limitato dalla censura, con molti siti bloccati e un uso crescente dell’intranet statale per fornire servizi digitali senza dipendere dal web mondiale.
Questa infrastruttura interna è stata usata anche per le scuole, che seguono programmi online. Ma il blocco ha prodotto effetti pesanti sul piano sociale ed economico. Più di un milione di commercianti online ha subito gravi danni, con entrate ridotte dal divieto di accesso alla rete internazionale.
Il governo giustifica ufficialmente l’oscuramento con motivi di sicurezza. La riapertura ordinata da Pezeshkian, se attuata davvero, segnerebbe quindi un allentamento importante. Ma resta il punto politico: in Iran internet non è solo uno strumento economico o sociale. È anche uno spazio di controllo, e ogni riapertura passa comunque dai limiti fissati dal potere.