WASHINGTON - Le forze armate statunitensi hanno annunciato nuovi attacchi contro obiettivi nel sud dell’Iran, compresi siti di lancio missilistici e imbarcazioni che, secondo Washington, stavano tentando di posare mine.
Il Comando centrale americano ha definito l’operazione una misura difensiva, condotta per proteggere le truppe statunitensi da minacce poste dalle forze iraniane.
“US Central Command continua a difendere le nostre forze usando moderazione durante il cessate il fuoco in corso”, ha dichiarato il capitano della Marina Tim Hawkins, portavoce del comando. La formula scelta da Washington punta a presentare i raid come compatibili con la tregua osservata da Stati Uniti e Iran dall’8 aprile, ma l’episodio conferma quanto il quadro militare resti fragile.
Nelle ore precedenti, i media iraniani avevano riferito esplosioni in aree costiere vicine allo Stretto di Hormuz e a Bandar Abbas, senza indicarne la causa. L’agenzia Mehr ha scritto che la situazione nella città portuale era sotto controllo e che non c’erano motivi di allarme. Tasnim ha parlato di tre esplosioni a Bandar Abbas, mentre Fars ha riferito rumori simili vicino a Sirik e Jask, entrambe località prossime alla via marittima strategica. Nessuna fonte ufficiale iraniana ha commentato.
Lo Stretto di Hormuz resta al centro della crisi. Teheran mantiene controlli sul traffico marittimo nel Golfo, mentre la Marina statunitense applica il blocco dei porti iraniani. La scorsa settimana, il Comando centrale americano ha detto che il blocco aveva deviato 100 navi e ne aveva disabilitate quattro. L’ammiraglio Brad Cooper ha sostenuto che la misura impedisce ogni commercio da e verso i porti iraniani, colpendo economicamente il Paese.
Secondo Washington, più di 200 tra aerei e navi da guerra sostengono la missione, compresi vari cacciatorpediniere lanciamissili. È una presenza imponente, pensata per mantenere il controllo della rotta da cui passa una quota rilevante dell’energia mondiale.
Sul piano diplomatico, il capo negoziatore iraniano e il ministro degli Esteri sono a Doha per colloqui con il primo ministro del Qatar su un possibile accordo con gli Stati Uniti. Ma sia Washington sia Teheran frenano le attese di una svolta rapida.
Donald Trump ha detto che un’intesa con l’Iran dovrà essere “grande e rilevante”, altrimenti non ci sarà alcun accordo. Il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che Washington darà alla diplomazia ogni possibilità prima di valutare “un altro modo” di trattare con Teheran. Sul tavolo ci sarebbero la riapertura dello Stretto e un negoziato nucleare serio, ma limitato nel tempo.