DOHA - I principali emissari iraniani sono a Doha per discutere con il primo ministro del Qatar un possibile accordo con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra iniziata tre mesi fa.

Al centro dei colloqui ci sono due nodi cruciali: la riapertura dello Stretto di Hormuz e le scorte iraniane di uranio altamente arricchito.

Secondo una fonte informata sulla visita, ai colloqui partecipano il capo negoziatore iraniano, il ministro degli Esteri e il governatore della Banca centrale, coinvolto nella discussione sul possibile sblocco di fondi iraniani congelati all’estero. Washington e Teheran hanno però ridimensionato le aspettative di una svolta imminente.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha detto a Nuova Delhi che gli Stati Uniti daranno alla diplomazia ogni possibilità di successo prima di valutare se trattare Iran “in un altro modo”. Secondo Rubio, sul tavolo c’è una proposta concreta: riaprire lo Stretto, avviare un negoziato nucleare serio ma limitato nel tempo, e provare a chiudere l’intesa.

Donald Trump ha scritto su Truth Social che i colloqui con Iran stanno andando “bene”, ma ha avvertito che, se fallissero, potrebbero arrivare nuovi attacchi. Per il presidente americano, l’obiettivo principale resta impedire a Teheran di sviluppare un’arma nucleare. Iran nega da sempre di volerlo fare e continua a sostenere che il proprio programma abbia fini pacifici.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha precisato che le questioni nucleari saranno negoziate solo se prima verrà concordato un quadro generale. Restano aperti anche altri dossier: la richiesta iraniana di revocare le sanzioni, il rilascio di decine di miliardi di dollari di entrate petrolifere congelate e il conflitto in Libano tra Israele e Hezbollah, alleato di Teheran.

Intanto, l’Iran ha annunciato di aver abbattuto un drone stealth “ostile” con un nuovo sistema di difesa aerea, senza indicarne la provenienza. Le agenzie iraniane hanno presentato l’episodio come un messaggio sulla capacità di difendere i cieli del Golfo Persico.

La questione Hormuz resta decisiva. Baghaei ha detto che un eventuale accordo non prevede pedaggi per le navi, ma costi per servizi come navigazione e tutela ambientale, da definire con Oman, sull’altra sponda dello stretto. Secondo il quotidiano giapponese Nikkei, Stati Uniti e Iran discuterebbero un piano per riaprire lo stretto circa 30 giorni dopo un accordo di cessazione delle ostilità, con un altro mese dedicato alla rimozione delle mine.

Trump ha anche rilanciato gli Accordi di Abramo, chiedendo ad Arabia Saudita e Qatar di aderire subito, seguiti da Pakistan, Egitto, Giordania e Turchia. Una fonte pakistana ha però avvertito che la diplomazia sull’Iran e la normalizzazione dei rapporti con Israele non sono dossier collegati.