MILANO - Il disastro è stato completo, il fallimento totale e senza attenuanti. E il giorno dopo è stato quello della resa dei conti, con l’azzeramento di (quasi) tutti i vertici: esonerato Allegri, via con effetto immediato Furlani, Tare e Moncada. Non Ibrahimovic, che resta in sella al fianco del proprietario Cardinale, evidentemente ancora intenzionato a dargli fiducia nonostante anche lo svedese sia stato una delle principali cause del fallimento degli ultimi due anni. Una decisione, quella di decapitare i vertici societari e sportivi, arrivata dopo un giorno di riunioni in pieno centro milanese, al termine delle quali RedBird ha reso note e motivato le sue decisioni drastiche: “Dopo la delusione della scorsa stagione, il mandato definito dalla proprietà per il Club era chiaro: tornare in Champions League e costruire le basi per vincere e rimanere con continuità ai vertici della Serie A - si legge nella nota ufficiale -. Per gran parte della stagione siamo rimasti nelle prime due posizioni del campionato, con la concreta possibilità di competere per lo scudetto. Il finale di stagione, però, è stato ben al di sotto del livello mostrato fino a quel momento e l’ultima deludente sconfitta ha trasformato questa stagione in un fallimento inequivocabile. È ora tempo di cambiamento e di una profonda riorganizzazione dell’area sportiva del club. Con effetto immediato, si conclude il percorso al Milan dell’amministratore delegato Giorgio Furlani, del direttore sportivo Igli Tare, del capo allenatore Massimiliano Allegri e del direttore tecnico Geoffrey Moncada”.

La proprietà ha anche fatto sapere che “ulteriori annunci relativi alle nuove nomine verranno comunicati non appena definiti, con l’obiettivo di avere una struttura pronta in vista della prossima stagione”, ma di questo se ne parlerà nei prossimi giorni. Sul campo, il Milan in 90’ è riuscito nell’impresa al contrario di passare dal terzo al sesto posto, perdendo una qualificazione in Champions che sembrava ormai in tasca, visto che al termine del campionato mancava soltanto l’ultima gara, in casa e contro un Cagliari già salvo. Invece i rossoneri si sono letteralmente buttati via, perdendo la sesta partita nelle ultime dieci, un tracollo senza precedenti che ha materializzato un incubo impensabile fino a due mesi fa. Il Milan quest’anno è rimasto fuori da uno dei primi quattro posti della classifica soltanto in due occasioni, alla prima e all’ultima giornata di campionato, un campionato iniziato e finito alla stessa maniera, ovvero con una sconfitta per 2-1 in casa contro Cremonese e Cagliari. Già nei minuti finali e dopo la partita San Siro schiumava di rabbia di fronte a un disastro sportivo difficile da spiegare, oltre che dalle pesanti conseguenze sul lato economico.

“Indegni” è stato l’appellativo più gettonato dalle tribune di San Siro, concetti ribaditi in particolare dalla Curva Sud, che ha marcato a uomo Cardinale, srotolando sotto l’albergo in centro nel capoluogo reginale lombardo dove alloggia in questi giorni uno striscione decisamente eloquente (“Cardinale go home: shame”), accompagnando il tutto con un post sulla pagina Instagram (“VATTENE VIA! Invece di rinchiuderti come un topo negli hotel di lusso, sparisci insieme a tutto il circo che hai messo in piedi da quattro anni a questa parte...”), ultimo passaggio di una protesta che era già iniziata nelle scorse settimane ai danni di Furlani e proseguita anche prima della partita contro Ibra, Moncada e Scaroni. Cardinale l’ha presa malissimo e ha deciso d’intervenire.