BUENOS AIRES – Il presidente Javier Milei avvia una nuova tournée internazionale con destinazione Israele. Sarà la sua terza visita ufficiale dall’inizio del mandato.

L’agenda, ricca di attività politiche, religiose e simboliche, consoliderà il suo allineamento con il governo di Benjamin Netanyahu e potrebbe includere un annuncio di grande impatto: il trasferimento dell’ambasciata argentina a Gerusalemme.

Il presidente resterà nel Paese per diversi giorni, durante i quali incontrerà Netanyahu e il presidente israeliano Isaac Herzog. Parteciperà inoltre alle celebrazioni per il 78° anniversario dell’indipendenza di Israele, uno dei punti centrali del viaggio.

La visita inizierà con una tappa al Muro del Pianto e proseguirà con incontri bilaterali. Parallelamente, il cancelliere Pablo Quirno terrà riunioni con il suo omologo israeliano, Gideon Sa’ar, nell’ambito di un’agenda che prevede la firma di accordi e dichiarazioni congiunte. Non si esclude inoltre un annuncio legato alla compagnia aerea El Al.

Uno degli aspetti più rilevanti del viaggio è la possibilità che Milei concretizzi il trasferimento dell’ambasciata argentina da Tel Aviv a Gerusalemme, una promessa fatta all’inizio del suo mandato e che avrebbe ripercussioni a livello internazionale.

Sul piano simbolico, il presidente riceverà una delle più alte onorificenze civili dello Stato di Israele e sarà insignito di un dottorato honoris causa dall’Università Bar-Ilan.

Visiterà inoltre la Yeshivá Hebronm (la più importante scuola per gli studi talumidici), dove riceverà un riconoscimento ufficiale, e la Chiesa del Santo Sepolcro.

Milei concluderà la sua agenda con un incontro con rabbini e la partecipazione alla cerimonia ufficiale per il Giorno dell’Indipendenza, che includerà la tradizionale accensione delle torce sul Monte Herzl.

Prima della partenza, Milei ha chiarito il proprio posizionamento internazionale. In un’intervista a C14 News ha definito Israele “il bastione dell’Occidente” e ha sostenuto che “non si può avere una posizione intermedia” nei confronti dell’Iran, da lui definito “nemico di tutto l’Occidente”.

Ha inoltre espresso il proprio sostegno personale a Netanyahu: “Mi considero personalmente amico di Bibi, un leader straordinario”, ha affermato, aggiungendo che sia il premier israeliano sia l’ex presidente statunitense Donald Trump meritano “pieno sostegno” nella lotta contro il terrorismo.

Il viaggio si inserisce in un contesto globale segnato dalle tensioni in Medio Oriente e rafforza la strategia del governo argentino di intensificare il proprio avvicinamento politico e diplomatico a Israele e agli Stati Uni