INTER - 3
CAGLIARI - 0
INTER (3-5-2): Martinez 6.5; Akanji 6, De Vrij 6, Carlos Augusto 6; Dumfries 6, Barella 7 (44’ st Diouf 6), Calhanoglu 5.5 (40’ st Frattesi sv), Mkhitaryan 6 (30’ st Zielinski 7), Dimarco 7 (31’ st Luis Henrique sv); Thuram 6.5 (31’ st Bonny 6), F. P. Esposito 6.5.
All.: Chivu 7
CAGLIARI (3-5-2): Caprile 6.5; Zé Pedro 5.5 (43’ st Belotti sv), Mina 5, Obert 5.5; Palestra 6.5, Adopo 6.5, Gaetano 6 (12’ st Deiola 6), Sulemana 6 (31’ st Folorunsho 6), Rodriguez 5; Borrelli 5.5 (12’ st Mendy 6), S. Esposito 6.
All. Pisacane 6
ARBITRO: Marchetti di Ostia 6.5
RETE: 8’ st Thuram, 11’ st Barella, 47’ st Zielinski
NOTE: 70.000 spettatori circa; ammoniti: S. Esposito, Borrelli; angoli: 9-4 per il Cagliari; recupero 2’ e 4’.
MILANO - Tre gol che sanno di scudetto per l’Inter di Chivu, che batte 3-0 il Cagliari e si lancia a +12 punti sul Napoli. Thuram, Barella e Zielinski i marcatori nerazzurri, niente da fare per un Cagliari comunque propositivo e ordinato nel primo tempo, salvo poi disunirsi dopo la prima rete interista. La squadra di Chivu, è passata in vantaggio all’8’ della ripresa: fuga sulla sinistra di Dimarco che ha disegnato il cross basso per il tap-in vincente di Thuram. Nemmeno il tempo di esultare che l’Inter ha trovato subito il raddoppio, con Barella che ha trasformato un pallone sporco al limite dell’area cagliaritana nel tiro a incrociare sulla quale Caprile non ha potuto intervenire. Gara completamente nelle mani dell’Inter, che al 92’ ha confezionato anche il 3-0: Zielinski ha concluso una bella azione nerazzurra calciando da fuori area per un tris che fa esultare lo stadio e che lancia sempre di più l’Inter verso la conquista del tricolore.
Dunque San Siro in festa, con la squadra che esulta in campo, il pubblico sugli spalti e Cristian Chivu in panchina: la lunga festa dell’Inter è già iniziata. Una festa che accompagnerà i nerazzurri da qui a quando arriverà l’aritmetica conquista dello scudetto, ormai questione di settimane e di pochi punti (sette). Dopo le vittorie spacca-campionato contro Roma e Como, infatti, l’impressione era che la strada fosse ormai in discesa e, nonostante un primo tempo in cui ha giocato a marce basse, contro il Cagliari è bastato sgasare per 4’ per chiudere la pratica. In generale, però, è il clima tutto attorno a essere cambiato, visto che ormai tutti sanno che lo scudetto è in tasca e hanno vissuto la piacevole serata primaverile di San Siro con lo spirito di chi si mette tranquillo al suo posto sapendo già che finirà nel migliore dei modi. Ovvero con lo scudetto numero 21, arrivato proprio nella stagione alla vigilia più complicata, come non ha mancato di sottolineare lo stesso Chivu alla vigilia, iniziando a togliersi i primi sassolini dalle scarpe (“Io posso essere tutto ma di sicuro non un fesso. Siamo partiti dal dover finire ottavi con un allenatore da mandar via dopo cinque giornate”), sapendo di essersi guadagnato sul campo la stima e la fiducia di tutti anche per il futuro: “Ci siamo scoperti insieme e io ho cercato di dare il massimo a una società che mi ha accolto nel 2007 - ha detto Chivu dopo la partita - ma io alla fine penso solo al mio lavoro e ai miei ragazzi. Ci sarà tempo per ragionare sul mio futuro”.
Un futuro già scritto, con lo scudetto che varrà più della firma sul rinnovo di contratto, per poi pensare a come rafforzare una squadra che perderà diverse pedine. Ma la forza dell’Inter in questi anni è stata quella di avere le idee chiare, grazie a un presidente come Marotta infallibile nel progettare il futuro, e che non a caso sta già pensando all’Inter che verrà: “Con una squadra di soli giovani non si vince, bisogna mixarla con esperienza e mentalità - ha detto Marotta -. Dobbiamo essere bravi e perseguire il concetto di sostenibilità e l’obiettivo di vincere con giovani ed esperti, è il compromesso che dobbiamo seguire, e creare uno zoccolo duro di giocatori italiani. Chivu? Ha un contratto che scade tra un anno, ma l’aspetto contrattuale è formale, ha dimostrato di essere all’altezza dell’Inter e di essere uno dei migliori allenatori giovani sullo scenario europeo”.
Ma la base c’è ed è già fortissima, con giocatori ritrovati proprio nel momento cruciale della stagione: Thuram ha superato quota 10 reti per la terza stagione consecutiva, Barella ha preso parte a un gol in ognuna delle sue ultime cinque presenze in campionato (due reti e tre assist), Dimarco ha sfornato il 15° assist del suo campionato superlativo, Esposito è un riferimento per tutti là davanti, senza dimenticare che a questa squadra manca Lautaro Martinez, capitano e leader presente e futuro. E tanto basta per proseguire nella festa con il conto alla rovescia: adesso siamo a -7 punti dallo scudetto, ago e filo per cucirlo sulle maglie nerazzurre sono già pronti.