MISK - Alta tensione tra Bielorussia e Ucraina, con il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto e il crescente coinvolgimento di Minsk nell’orbita militare di Mosca. A lanciare l’allarme è l’opposizione bielorussa in esilio, mentre il Cremlino ribadisce la propria disponibilità a difendere il proprio alleato e si prepara a un nuovo confronto tra Vladimir Putin e Aleksander Lukashenko. 

Al centro delle tensioni c’è l’ultimatum lanciato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che accusa la Bielorussia di aver installato quattro ripetitori sul proprio territorio per facilitare le comunicazioni dei droni russi impegnati negli attacchi contro l’Ucraina. “Hanno una settimana di tempo. Devono smantellare i ripetitori. Se non lo farà Lukashenko lo faremo noi”, aveva dichiarato Zelensky nei giorni scorsi. 

Di fronte all’escalation, la Russia ha ribadito il proprio sostegno a Minsk. Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha assicurato che Mosca è pronta a intervenire per proteggere lo Stato dell’Unione, l’assetto politico-militare che lega Russia e Bielorussia. “Se necessario, siamo pronti ad adottare tutte le misure previste dal trattato per garantire la sicurezza del nostro alleato e, naturalmente, la sicurezza dello Stato dell’Unione”, ha dichiarato. 

Lavrov ha poi definito “un completo guazzabuglio” la posizione dell’Unione europea sul conflitto ucraino, accusando Bruxelles di attribuirsi la rappresentanza dell’intero Occidente. Secondo il ministro, Mosca “non si fa illusioni sui veri piani dell’Ue riguardo alla sua partecipazione alla soluzione del conflitto”. 

In un ulteriore attacco, il capo della diplomazia russa ha definito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky un “Fuhrer”, accusandolo di porre “condizioni inaccettabili e irrealistiche per la risoluzione del conflitto in Ucraina” e di comportarsi con modalità incompatibili con il dialogo negoziale. 

In questo contesto, il governo bielorusso in esilio guidato da Svetlana Tikhanovskaya ha consegnato a Kiev e ai partner occidentali un documento che elenca una serie di segnali considerati indicativi di una possibile imminente entrata della Bielorussia nel conflitto a fianco della Russia. 

Tra gli elementi evidenziati figurano le modifiche costituzionali del 2022 che hanno eliminato lo status neutrale e non nucleare del Paese, il forte aumento della spesa militare, il raddoppio del reclutamento di soldati a contratto e una crescente militarizzazione della società, inclusi programmi rivolti ai minori.  

“La Bielorussia ha cessato di essere un Paese neutrale e non nucleare”, si legge nel rapporto, che cita anche la nuova dottrina militare del 2024, la quale autorizza attacchi preventivi in caso di “minaccia imminente”. 

Sul piano operativo, l’Ucraina sostiene che i droni d’attacco russi utilizzino infrastrutture di comunicazione installate in Bielorussia per coordinare le proprie missioni lungo il confine settentrionale. Durante diversi attacchi su Kiev e nelle regioni del nord, i velivoli senza pilota sarebbero stati tracciati mentre seguivano rotte lungo il confine bielorusso prima di dirigersi verso i bersagli. 

L’ultimatum di Zelensky prevede la rimozione entro una settimana delle apparecchiature di trasmissione. Il presidente ucraino ha inoltre dichiarato di essere pronto a colpire tali infrastrutture qualora non venissero smantellate. 

La questione sarà oggetto di un imminente confronto tra Putin e Lukashenko, come confermato dal Cremlino. “Questa è una buona opportunità per discutere di queste e altre questioni”, ha dichiarato il portavoce Dmitri Peskov, definendo l’ultimatum ucraino “una minaccia assolutamente aggressiva”.  

Sul fronte diplomatico, Lavrov ha ribadito che la Russia sarebbe pronta a riprendere i negoziati con Kiev “in qualsiasi momento e da dove sono stati interrotti”. Una posizione accolta con freddezza dall’Unione europea. La portavoce della Commissione per gli Affari esteri, Anitta Hipper, ha replicato che “la Russia non mostra alcun segno di un interesse genuino a impegnarsi in negoziati di pace”, aggiungendo che Bruxelles continuerà a sostenere Kiev finché non emergeranno segnali concreti di apertura.