MOSCA - L’Ucraina amplia il raggio dei propri attacchi in profondità sul territorio russo, mentre Mosca è costretta a riorganizzare la difesa aerea della capitale, anche spostando sistemi dal fronte per proteggere Mosca, diventata uno degli obiettivi prioritari di Kiev. 

Le autorità russe avevano già avviato il rafforzamento delle difese attorno alla capitale prima dei raid registrati nella notte tra il 21 e il 22 giugno, il terzo attacco contro Mosca in una settimana. Un segnale, secondo analisti militari, della crescente pressione esercitata da Kiev sulle retrovie russe, in parallelo all’intensificazione dei bombardamenti a medio e lungo raggio contro infrastrutture strategiche in tutto il Paese e nei territori occupati. 

Il ridispiegamento delle difese riguarda anche sistemi avanzati. Una nuova batteria S-400 è stata installata nel Parco Moskoretsky, una delle aree più elevate intorno alla città, già alla fine di maggio, secondo immagini satellitari analizzate nei giorni successivi dall’Institute for the Study of War.  

Ulteriori sistemi sarebbero stati spostati dal fronte. Secondo il Telegraph, su una torre nei pressi della raffineria colpita tra il 17 e il 18 giugno, dopo un precedente attacco il giorno prima, sarebbe stato installato un sistema Pantsir trasferito dalle linee di combattimento. Le immagini mostrerebbero anche una dotazione ridotta di missili, con solo due intercettori su sei disponibili, elemento interpretato come possibile segnale di carenze nelle scorte. 

Anche la Cbs ha riportato negli ultimi giorni difficoltà nella disponibilità dei sistemi S-300, attribuite alle restrizioni sulle importazioni di componenti e all’impatto delle sanzioni, che potrebbero riflettersi anche sulla produzione di altri sistemi di difesa. 

Sul fronte opposto, Kiev continua a estendere la profondità dei propri raid. L’Ucraina ha rivendicato un attacco contro il Centro per la comunicazione speciale di Dubna, nella regione di Mosca, a circa 540 chilometri dal confine. La struttura è considerata strategica per il collegamento tra satelliti e reti di comunicazione terrestri, oltre a gestire parte delle comunicazioni satellitari russe verso l’estero. La compagnia statale per le comunicazioni spaziali ha confermato l’attacco, precisando tuttavia che non vi sarebbero state interruzioni nelle trasmissioni. 

Le capacità ucraine di colpire a lunga distanza sono aumentate anche grazie a nuovi sistemi di droni, tra cui i Fire Point, in grado di raggiungere fino a 2.070 chilometri. Il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che in futuro Kiev potrebbe arrivare fino a 3.000 chilometri di raggio operativo. Secondo i dati citati, gli attacchi in profondità sarebbero stati almeno 18 ad aprile, 33 a maggio e 28 nel solo mese di giugno.  

Un altro obiettivo prioritario resta la logistica russa verso la Crimea e i territori occupati. Nelle ultime ore è stato colpito un deposito di carburante a Kerch, che ha preso fuoco generando una colonna di fumo visibile per decine di chilometri. Un ulteriore incendio è stato segnalato nei pressi dell’ingresso della città, nell’area di Bagerovo, dove potrebbero essere stati presenti sistemi di difesa aerea S-300 e S-400. 

La situazione nella penisola resta critica: le autorità locali hanno già introdotto restrizioni sulla vendita di carburante ai residenti e si registrano interruzioni nell’erogazione di elettricità e acqua dopo i raid ucraini dei giorni precedenti. 

Secondo analisi indipendenti del sito Meduza, negli ultimi mesi Kiev ha intensificato in modo significativo gli attacchi contro mezzi logistici e convogli nelle regioni occupate. Tra maggio e giugno sarebbe aumentata anche la precisione dei raid, passati da obiettivi nell’ordine di pochi chilometri a bersagli colpiti anche a diverse decine di chilometri.  

L’analista francese indipendente Clément Moulin stima che tra il 1° maggio e il 18 giugno siano stati colpiti almeno 500 camion e veicoli logistici. Parallelamente si registrano attacchi crescenti lungo le direttrici di Hulyaipole e Oleksandrivka, con colpi anche sull’autostrada M-14 che collega Rostov alla Crimea attraversando le regioni di Donetsk e Zaporizhzhia. 

Sul piano politico, il presidente russo Vladimir Putin ha accusato i Paesi occidentali di “mentire” quando evocano il rischio di un conflitto diretto con Mosca, sostenendo che tali affermazioni servirebbero a giustificare il riarmo e l’aumento delle spese militari. 

“Vediamo che, se in precedenza i Paesi della Nato si limitavano a sostenere il regime di Kiev, giunto al potere in modo illegale attraverso un colpo di Stato armato, ora in Occidente si parla apertamente del fatto che si stanno preparando alla guerra con noi, aumentando i bilanci militari offensivi”, ha affermato il capo del Cremlino durante un incontro con i laureati delle accademie militari e dei servizi di sicurezza russi. 

“La Russia è pronta a reagire prontamente e adeguatamente a qualsiasi minaccia interna ed esterna”, ha aggiunto il presidente russo, ribadendo la linea di Mosca sulla risposta alle pressioni occidentali. 

Il quadro complessivo restituisce così una dinamica di escalation incrociata: da un lato l’espansione della capacità offensiva ucraina in profondità, dall’altro il progressivo ridispiegamento delle difese russe attorno ai centri urbani, mentre la retorica politica tra Mosca e Occidente si irrigidisce ulteriormente.