CARNAGO - Dal 16 giugno, data dell’ufficialità di Ruben Amorim come nuovo allenatore del Milan, sono passati 67 giorni. 67 giorni di teorie, idee, dichiarazioni, prove sul campo e amichevoli.

Da adesso, però, è tutto alle spalle e da domani si fa sul serio. Non ci sarà più spazio per le parole, conteranno i fatti e ciò che si vedrà a Torino, dove il Milan è chiamato a dimostrare di aver definitivamente voltato pagina. Amorim lo sa bene, e la conferenza stampa che precede la trasferta contro i granata è un condensato delle sue idee di calcio e di tutto ciò che ha imparato in questi primi due mesi in rossonero.

A cominciare da ciò che si aspetta dalla sua squadra, rivoluzionata negli uomini e soprattutto nelle idee, anche se non tutto ciò che è stato il Milan della passata stagione va buttato: “La cosa importante è che dovremo essere il Milan, non il Milan di Amorim o Allegri - ha precisato l’allenatore portoghese in conferenza -. Dobbiamo pensare da squadra, poi proveremo a far vedere una squadra offensiva, che ha tanto possesso palla, una squadra che porta tanti giocatori in area. Voglio un Milan che difenda bene, come il Milan di Allegri l’anno scorso. Ci sono dei principi che voglio vedere come l’anno scorso, ma per altre cose saremo diversi, come alcuni giocatori in ruoli diversi. Qualche differenza ci sarà già da domani, ma non aspettatevi il prodotto finale già da domani”.

La pressione è già parecchia (“Ma per me è sempre la stessa, anche quando giochiamo in amichevole: sono da sempre nervoso, da allenatore sei giudicato ogni giorno”), ma confida nel lavoro fatto dall’inizio della preparazione (“Ho fiducia nei miei giocatori, sono contento di loro. Lavorano duro. Quando un allenatore vede un gruppo di giocatori che diventa squadra allora prende fiducia”).

Amorim è stato chiamato da Cardinale per mostrare un calcio nuovo e diverso rispetto a quello della scorsa stagione, e lui si è perfettamente calato in questa nuova realtà:

“La cosa più importante è che il Milan sia una squadra in ogni momento della partita - ha precisato -. Se dobbiamo difenderci in area, tutti difenderemo in area. Se dovremo attaccare, attaccheremo. Il nostro club, la nostra storia, vuole una squadra che domina la partita, sarà il nostro obiettivo. Con le nostre prestazioni dobbiamo dimostrare ai tifosi che vogliamo tornare ad essere una grande squadra”.

Il Torino dirà a che punto è il lavoro (“Non è che dobbiamo vincere, abbiamo bisogno di vincere. Sarà difficile, sarà una partita differente dallo United, è molto difficile giocare in Italia. Abate conosce bene il calcio italiano, io sono agli inizi ma so cosa affronteremo domani”), anche se la strada è lunga e i veri valori si vedranno tra qualche partita.

Ma Amorim è uomo di calcio e non ama le false promesse (“C’è distanza tra noi e l’Inter: dobbiamo essere onesti con i tifosi e con noi stessi, anche se può essere duro constatare la realtà”), quanto piuttosto la consapevolezza di essere in un campionato che si preannuncia incertissimo nella lotta per la Champions: “L’anno scorso quando ho visto il Milan, ho visto una squadra che contro le big come l’Inter andava veramente bene, mentre calava di concentrazione contro le ‘piccole’. Per me in questo momento il Torino è la migliore squadra al mondo. L’Inter è la squadra più preparata, con un’identità che parte fin da Simone Inzaghi. Poi c’è Gasperini che conosce tutto del campionato. Poi la velocità, la forza del Como, la loro libertà, non hanno responsabilità. Poi c’è l’Atalanta con Sarri... L’anno scorso abbiamo perso la Champions contro il Cagliari in casa, è un campionato difficile”.

Poteva mancare la questione Leao? Ovviamente no, anche se la risposta dell’allenatore rende bene l’idea dello stato delle cose:

“Rafa in questo momento non è importante. È importante la partita di domani. Non è pronto per giocare, ma è un nostro giocatore. Tutti gli altri sono pronti. Non ho news sui giocatori in uscita. L’importante è vincere domani. Leao non ci sarà domani, vedremo in futuro”. Da adesso parlerà soltanto il campo.