CANBERRA - L’Australia rischia di non riuscire a tutelare le proprie risorse e i propri interessi nell’Antartide senza una strategia più mirata, maggiori investimenti e un coordinamento politico dedicato.

È quanto sostiene un rapporto dell’Australian Strategic Policy Institute, che invita il governo federale a elaborare una strategia per le regioni polari e a nominare un ambasciatore incaricato di seguire i dossier relativi all’Antartide e all’Artico.

Il Territorio antartico australiano copre circa il 42 per cento del continente, per un’estensione di 5,9 milioni di chilometri quadrati, e ospita tre stazioni di ricerca. Secondo l’autrice del rapporto, l’esperta di geopolitica polare Elizabeth Buchanan, l’attuale piano ventennale di Canberra è ormai superato e non risponde alle nuove condizioni internazionali.

La presenza di Cina, India e Russia nella regione è in crescita, mentre l’Australia dispone di mezzi limitati per controllare un’area tanto vasta. Buchanan ha osservato che il Paese, nelle condizioni attuali, non sarebbe in grado di difendere il territorio rivendicato qualora emergessero controversie sulle risorse.

Il Trattato Antartico del 1959 stabilisce che il continente sia una zona demilitarizzata, destinata a scopi pacifici e alla cooperazione scientifica. L’estrazione mineraria è vietata, ma dal 2048 gli Stati aderenti potranno chiedere una revisione dei protocolli.

Secondo il rapporto, tra gli interessi da proteggere figurano la pesca, l’acqua dolce, il petrolio, il gas e i minerali critici. Paesi con popolazioni in crescita potrebbero intensificare le proprie attività alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento.

La nomina di un ambasciatore e l’adozione di una politica unitaria avvicinerebbero l’Australia ai governi europei e del Sud-est asiatico che hanno già avviato iniziative analoghe. Una maggiore cooperazione consentirebbe inoltre di condividere mezzi costosi, tra cui le navi rompighiaccio.

Il bilancio federale ha destinato 366 milioni di dollari agli interessi antartici australiani per il 2026-27, comprendendo ricerca scientifica e relazioni internazionali. Per Buchanan, la cifra resta inferiore di centinaia di milioni rispetto alle necessità operative.

Il documento propone anche una verifica delle interferenze straniere nel settore universitario e nella ricerca polare, oltre a maggiori investimenti nei programmi scolastici. L’obiettivo è presentare Antartide e Artico non soltanto come aree ambientali e scientifiche, ma come parti centrali della sicurezza nazionale australiana.