WASHINGTON – L’Australia si unisce a un gruppo di economie avanzate nel chiedere che la fragile tregua tra Stati Uniti, Israele e Iran venga rispettata, avvertendo che un ritorno alle ostilità potrebbe avere conseguenze pesanti sull’economia globale.
Il ministro del Tesoro Jim Chalmers, insieme ai ministri delle Finanze di altri dieci Paesi tra cui Regno Unito, Giappone, Svezia, Paesi Bassi e Finlandia, ha firmato una dichiarazione congiunta che invita tutte le parti a rispettare l’accordo raggiunto la scorsa settimana.
“Le ultime settimane hanno causato perdite di vite umane inaccettabili e gravi disagi all’economia globale e ai mercati finanziari”, si legge nel documento. La tregua viene definita un passaggio essenziale per proteggere i civili e garantire la stabilità della regione.
Al centro delle preoccupazioni c’è lo Stretto di Hormuz, rimasto chiuso dopo gli attacchi USA-Israele contro l’Iran. La via marittima è cruciale per il trasporto di petrolio e gas, e la sua paralisi continua a pesare sulle catene di approvvigionamento e sui prezzi energetici.
Il comunicato è chiaro: una ripresa delle ostilità o il protrarsi delle restrizioni nel passaggio marittimo rappresenterebbero “rischi seri” per la sicurezza energetica, la crescita economica e la stabilità finanziaria globale. Anche in caso di fine del conflitto, gli effetti su inflazione e mercati potrebbero durare a lungo.
Tra i firmatari figurano anche Spagna, Norvegia, Irlanda, Polonia e Nuova Zelanda, a conferma di una preoccupazione condivisa tra economie avanzate e aperte al commercio internazionale.
Parallelamente, i governi si impegnano ad accelerare la diversificazione energetica, puntando su fonti alternative e rinnovabili per ridurre la dipendenza da aree geopoliticamente instabili.
Sul piano diplomatico, proseguono i tentativi di mediazione. Il capo dell’esercito pakistano è a Teheran per favorire un’estensione della tregua oltre la scadenza prevista, mentre Stati Uniti e Iran mantengono contatti indiretti.
Chalmers, al momento a Washington per gli incontri con Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, ha sottolineato la gravità del momento. “È un periodo pericoloso per l’economia globale e gli australiani ne stanno già pagando il prezzo”, ha dichiarato.
Il messaggio che emerge è pragmatico: senza una stabilizzazione rapida, il rischio non è solo geopolitico ma anche economico, con effetti diretti su crescita, inflazione e costo della vita.