PERTH – Prende forma nel nord remoto del Western Australia quello che potrebbe diventare il più grande data centre per l’intelligenza artificiale del Paese.

Il progetto, denominato “Meridien”, punta a realizzare una struttura su larga scala dedicata all’addestramento di sistemi avanzati, inclusi modelli linguistici come ChatGPT.

L’iniziativa, guidata dalla joint venture Gingerah Energy, prevede una capacità iniziale di circa 240 megawatt per l’elaborazione informatica, con un investimento complessivo di diversi miliardi di dollari. Il sito è stato individuato nel territorio Karajarri, a sud di Broome, nella regione del Kimberley, a circa 2mila chilometri da Perth.

Secondo l’amministratore delegato Jop van Hattum, il progetto è pensato per crescere nel tempo fino a dimensioni ben superiori. “La struttura potrà arrivare a una capacità quattro volte maggiore rispetto alla fase iniziale, con un potenziale di un gigawatt”, ha spiegato.

A differenza dei data centre tradizionali, generalmente compresi tra i 5 e i 10 megawatt, l’impianto punta a una scala industriale. L’obiettivo è servire la crescente domanda globale di potenza di calcolo per l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale, un segmento in rapida espansione.

Tra i possibili clienti locali figurano le aziende minerarie, interessate a utilizzare l’AI per analisi avanzate e automazione. A livello internazionale, il progetto guarda anche al mercato asiatico, in particolare a Singapore, grazie alla vicinanza geografica e alla possibilità di collegamenti rapidi tramite fibra ottica.

Il progetto è sviluppato in collaborazione con la Karajarri Traditional Lands Association, la società olandese Fugro e la società australiana Longreach Capital Investment. Per i proprietari tradizionali, la partecipazione diretta rappresenta un elemento distintivo.

“È raro vedere comunità indigene coinvolte come partner in progetti di questa portata”, ha dichiarato il presidente Thomas King, sottolineando l’attenzione agli impatti ambientali e alla tutela del territorio.

Non mancano tuttavia perplessità interne alla comunità, legate proprio alle possibili conseguenze sul territorio. Il progetto copre un’area di oltre 30mila chilometri quadrati, di cui circa 275 destinati allo sviluppo.

Dal punto di vista energetico, l’impianto sarà alimentato da un mix di fonti rinnovabili – eolico e solare – integrate da sistemi di accumulo e una componente di gas naturale. Il sistema di raffreddamento utilizzerà un circuito chiuso per ridurre il consumo d’acqua.

L’avvio dei lavori è previsto tra il 2029 e il 2030, con apertura stimata nel 2032, subordinata alle autorizzazioni ambientali.