BUENOS AIRES – Roberto Baratta torna al centro della causa Cuadernos e, nella sua nuova dichiarazione davanti alla Giustizia argentina, ribalta la ricostruzione degli ex dirigenti di Techint che lo accusano di avere ricevuto denaro.
L’ex sottosegretario del Ministero della Pianificazione federale ha negato di avere incassato tangenti e ha accusato i manager del gruppo industriale di avere costruito un racconto falso a suo danno.
La nuova deposizione, resa nei tribunali di Comodoro Py senza accettare domande, riporta sotto i riflettori i rapporti tra il potere politico e uno dei principali gruppi industriali, in una vicenda che tocca anche la siderurgia, gli interessi industriali all’estero e il peso di Techint nell’economia argentina.
Baratta, che durante i governi kirchneristi era il principale collaboratore dell’allora ministro della Pianificazione Julio De Vido, ha riconosciuto di avere avuto incontri con Luis Betnaza e Héctor Zabaleta, due ex dirigenti di Techint, ma anche con Paolo Rocca, il massimo dirigente del gruppo.
Ha tuttavia negato che quegli incontri dimostrino l’esistenza delle tangenti contestate.
Il punto centrale della difesa riguarda le dichiarazioni rese dagli ex dirigenti di Techint. Zabaleta ha sostenuto di avere consegnato a Baratta, su indicazione di Betnaza, somme di denaro equivalenti a circa un milione di dollari. Baratta ha respinto questa ricostruzione, sostenendo che non vi fosse alcuna ragione per quei pagamenti e contestando anche la compatibilità temporale tra le date indicate dai testimoni e gli episodi descritti nell’inchiesta.
L’ex funzionario ha definito l’origine della causa una “chiara ed evidente operazione di intelligence” destinata, a suo giudizio, a incriminare gli ex funzionari kirchneristi.
Uno degli elementi più significativi emersi dalla nuova dichiarazione è il riconoscimento, da parte di Baratta, degli incontri con Paolo Rocca.
Il dirigente ha ammesso di avere avuto riunioni non soltanto con Betnaza e Zabaleta, ma anche con il vertice di Techint. La precisazione è rilevante perché Rocca è una delle figure più importanti dell’industria argentina e il gruppo da lui guidato occupa una posizione centrale in settori strategici dell’economia nazionale.
Baratta, tuttavia, separa nettamente l’esistenza dei rapporti istituzionali dai reati di cui è accusato: avere incontrato Rocca o altri dirigenti di Techint, sostiene, non significa avere ricevuto tangenti.
La questione assume particolare rilievo nel contesto dell’economia argentina, dove Techint ha interessi che vanno dalla siderurgia alle infrastrutture e all’energia. Il gruppo è inoltre legato a importanti investimenti nel settore energetico argentino, compresa la filiera di Vaca Muerta, una delle principali aree strategiche per la produzione di petrolio e gas del Paese.
Un altro capitolo della vicenda riguarda la nazionalizzazione della Siderúrgica del Orinoco (Sidor), in Venezuela, il complesso siderurgico più grande del Venezuela e uno dei maggiori di tutta l’America Latina.
Secondo la versione fornita dagli ex dirigenti di Techint, alcuni pagamenti sarebbero stati effettuati nell’ambito delle iniziative per affrontare la situazione provocata dalla nazionalizzazione dell’impianto e favorire il rimpatrio dei dipendenti del gruppo che si trovavano in Venezuela. Betnaza e Zabaleta hanno collegato quelle somme a una situazione che consideravano un’emergenza, anche per motivi umanitari.
Baratta nega però di avere avuto un ruolo in quelle operazioni. Ha dichiarato di non essere intervenuto nelle trattative relative a Sidor né nelle procedure per il rientro dei lavoratori di Techint dal Venezuela.
Baratta ha inoltre contestato quello che definisce un trattamento giudiziario asimmetrico nei confronti di Techint. L’ex funzionario ha ricordato che Betnaza e Zabaleta, pur avendo ammesso l’esistenza di pagamenti, sono stati successivamente prosciolti. Ha quindi chiesto che la loro posizione venga rivalutata alla luce delle dichiarazioni rese nel processo.
Ha criticato anche il procuratore federale Carlos Stornelli, accusandolo di avere gestito in modo discutibile la collaborazione giudiziaria di uno dei dirigenti di Techint. Secondo la versione di Baratta, il manager avrebbe ammesso pagamenti potenzialmente riconducibili a tangenti e sarebbe poi stato rimesso in libertà.
Al di là dello scontro processuale, la vicenda riporta al centro il rapporto tra grandi imprese e politica in Argentina.
Techint è uno dei gruppi industriali più importanti del Paese e la sua presenza si estende a comparti strategici: acciaio, infrastrutture, energia e materie prime. Negli ultimi anni il ruolo del gruppo è diventato particolarmente rilevante anche nel dibattito sullo sviluppo delle risorse energetiche argentine, soprattutto per le opportunità legate a Vaca Muerta e alla crescita della produzione di petrolio e gas.
Questo peso economico rende particolarmente significativo il capitolo della causa Cuadernos dedicato ai rapporti tra i suoi dirigenti e i funzionari del governo kirchnerista. Il processo non riguarda quindi soltanto un presunto sistema di tangenti, ma si inserisce nella più ampia storia dei rapporti tra Stato, grandi imprese e settori strategici dell’economia argentina.