BUENOS AIRES (ARGENTINA) - “Si sta aprendo un nuovo, grande capitolo. È il momento di puntare sui giovani che bussano alla porta. Io ho sempre detto che l’età non conta nulla, la conferma dei più esperti e l’arrivo di nuovi elementi dipenderà esclusivamente dalle prestazioni nei rispettivi club. La nostra intenzione è dare a tutti la possibilità di vestire questa maglia”.
Due mesi dopo la finale Mondiale persa contro la Spagna, Lionel Scaloni torna a parlare.
Il ct dell’Albiceleste ha concesso un’intervista all’emittente cinese “MiGu”, ripresa da “La Nacion” con grande attenzione, dal momento che il tecnico ha il contratto in scadenza a dicembre e che secondo la stampa argentina non ha ancora deciso se andare avanti o meno, considerando anche gli addii di Messi e di tanti altri dei suoi ‘senatori’.
Il presidente federale Tapia spera di poter continuare con Scaloni e l’intervista ai cinesi è abbastanza incoraggiante da questo punto di vista. “Dopo la Copa America del 2024, dopo aver vinto tutto e con due anni che ci separavano dal Mondiale statunitense, mi sono chiesto se il futuro sarebbe stato difficile. C’era un po’ di incertezza, ma poi ho capito che si poteva continuare a competere e infatti così è stato”, ha spiegato Scaloni.
“Ai Mondiali abbiamo perso la finale, ma il punto non era vincerla o meno, era confermarsi. Ora inizio un altro nuovo capitolo, non parlo di ripetere i successi, ma di far sì che la Seleccion continui a entrare in sintonia con la gente, facendo sì che il pubblico si identifichi nel gruppo. Non sarà facile replicare una cosa del genere. La nostra è una squadra che incute rispetto, anche ‘timore’ nel senso positivo del termine. Credo sia una sfida ardua e come allenatore, come leader del gruppo, devi rendertene conto. Naturalmente si proverà ad andare avanti su questa strada che ci sia io o meno. Non è questo l’aspetto più importante”, ha aggiunto Scaloni che tornando sull’ultima kermesse iridata dice:
“Al Mondiale precedente eravamo arrivati in condizioni decisamente migliori, con il 95% dei giocatori al massimo della forma, mentre questa volta siamo arrivati al limite. Non avevamo giocatori al 100%, ma ci fidavamo di loro. Abbiamo dovuto prendere decisioni molto più difficili rispetto alla volta precedente, facendoci influenzare anche dall’affetto che provavamo per i ragazzi. Era giusto dare fiducia a persone che avevano dato tutto negli ultimi otto anni. Le persone contano più del semplice calciatore”.
“Questa maglia non è per tutti. Nella mia Nazionale sono tutti grandi giocatori che tirano fuori il meglio l’uno dall’altro. Hanno disputato un grande Mondiale. Si sentono a proprio agio a rappresentare il Paese e questo è un valore aggiunto: c’è un’energia positiva in loro”, ha spiegato Scaloni che guiderà sicuramente l’Argentina nelle prossime amichevoli, nell’ultima ci sarà anche l’addio di Lionel Messi all’Albiceleste. “Messi di 22 o 23 anni era un calciatore unico. È stato grandissimo nella mia gestione, ma mi sarebbe piaciuto averlo quando era più giovane perchè era unico, anche se unico lo è ancora”.
Scaloni non si dilunga sul tipo di calcio che gli piace e spiega: “Noi restiamo fedeli alla nostra filosofia. Ci sono epoche in cui il calcio è più verticale e altre in cui si punta maggiormente sul possesso palla. Noi privilegiamo sempre lo stile del calciatore argentino”.
Tornando ancora sul Mondiale dice: “Le partite contro Egitto e Inghilterra sono state fantastiche. Non ci siamo mai arresi ed è stato il messaggio migliore che potessimo lasciare. Anche contro la Spagna abbiamo dimostrato di non voler perdere. Ci abbiamo provato fino alla fine. Con la Spagna siamo nazioni sorelle.
Qualche commento isolato non può rovinare questo legame. Io vivo lì e c’era persino chi voleva che vincessimo noi. Per me quel che conta è che la nostra gente sia scesa in piazza per festeggiare un secondo posto, questo per me è un trionfo, vuol dire uscirne tutti vincitori. Spero che le generazioni future continuino su questa strada”.