CANBERRA – Il governo federale ha difeso la gestione del rinvio del divieto sui pagamenti delle imposte con carta di credito, nonostante l’intervento sia destinato a costare milioni di dollari ai contribuenti.
L’Australian Taxation Office (ATO) aveva previsto di smettere di accettare carte di credito da dicembre, in seguito al divieto dei ricarichi sui pagamenti con carta introdotto dalla Reserve Bank.
Dopo le veementi proteste delle piccole imprese, venerdì Canberra ha però annunciato che coprirà temporaneamente le commissioni necessarie per consentire all’ATO di continuare ad accettare pagamenti con carta fino alla metà del 2027.
Il periodo transitorio è così passato da circa due mesi a quasi un anno.
Il vice ministro del Tesoro Daniel Mulino ha spiegato che il costo esatto dell’operazione non sarà comunicato prima del MYEFO, l’aggiornamento di metà anno del bilancio federale previsto per dicembre.
Secondo Mulino, la spesa dipenderà anche dall’esito dei negoziati in corso tra l’ATO e le società di carte di credito.
Il commissario dell’ufficio fiscale, Rob Heferen, aveva in precedenza stimato che le commissioni commerciali avrebbero potuto costare quasi 200 milioni di dollari all’anno, una cifra che l’ATO aveva dichiarato di non poter assorbire.
Mulino ha respinto le accuse di scarsa supervisione da parte del governo, sostenendo che il confronto con le imprese e con gli operatori finanziari è ancora in corso.
“Abbiamo ricevuto forte e chiaro il messaggio che le piccole imprese ritenevano insufficiente il periodo di transizione”, ha dichiarato.
Il ministro Kristy McBain ha inoltre invitato la Reserve Bank ad andare oltre, sostenendo che dovrebbe essere impedito alle banche di far pagare alle piccole imprese i costi dei servizi di pagamento nei punti vendita.
McBain ha osservato che gli istituti bancari registrano ogni anno profitti per miliardi di dollari mentre le aziende già sostengono numerose commissioni.
Il ministro ombra del Tesoro Tim Wilson ha invece affermato che la retromarcia dimostra una scarsa comprensione delle esigenze quotidiane delle piccole imprese.
La Coalizione contesta anche un’altra misura attesa in Parlamento questa settimana: l’introduzione di un’imposta minima del 30 per cento sulle distribuzioni dei discretionary trust.
Wilson sostiene che il provvedimento colpirebbe ulteriormente le aziende a conduzione familiare in una fase di contrazione dei margini.
Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha ribadito che il governo ha consultato da vicino il settore imprenditoriale.