CANBERRA – Il mercato immobiliare australiano starebbe attraversando il più importante miglioramento dell’accessibilità degli ultimi cinquant’anni, sostenuto dal calo dei prezzi e dalle modifiche fiscali introdotte dal governo Laburista, secondo l’Australia Institute.

L’economista capo del gruppo di ricerca, Greg Jericho, attribuisce una parte rilevante della correzione alle nuove regole sul negative gearing e sullo sconto della tassa sulle plusvalenze previste nella manovra economica di maggio.

“Dopo 25 anni in cui i governi hanno ignorato il vero problema dell’abitazione, queste modifiche hanno finalmente affrontato il cuore della questione”, ha affermato Jericho.

Secondo Cotality, il valore delle abitazioni a livello nazionale è diminuito del 5,2 per cento da marzo. La flessione era già iniziata prima del bilancio, a causa dell’aumento dei tassi d’interesse e del costo della vita, ma i dati sul credito indicano che gli investitori hanno risentito maggiormente del rallentamento.

Le statistiche raccolte dall’Australian Bureau of Statistics (ABS) mostrano che nel secondo trimestre i prestiti agli investitori per l’acquisto di abitazioni esistenti sono diminuiti del 14 per cento. Nello stesso periodo, quelli destinati alle nuove costruzioni sono cresciuti del 4,4 per cento.

Per Jericho, il dato suggerisce che gli incentivi mantenuti per gli immobili nuovi stanno effettivamente orientando una parte del capitale verso l’aumento dell’offerta.

Anche un’eventuale riduzione complessiva dei prezzi del 15 per cento rispetto al massimo, come indicato dagli scenari più pessimisti, riporterebbe comunque i valori soltanto ai livelli del 2024.

Il cambiamento più importante, secondo l’economista, riguarderebbe quindi il lungo periodo: i prezzi delle case potrebbero smettere di crescere molto più rapidamente dei redditi, consentendo un graduale recupero dell’accessibilità anche dopo la fine dell’attuale fase di discesa.

Per ora, la domanda resta debole anche tra gli acquirenti che intendono vivere nell’abitazione.

I tassi preliminari di aggiudicazione alle aste sono rimasti sotto il 50 per cento per la seconda settimana consecutiva, nonostante il numero di immobili messi all’asta sia inferiore del 31 per cento rispetto a un anno fa.

Il direttore della ricerca di Cotality, Tim Lawless, ha osservato che nelle prime sei settimane di primavera il volume delle aste non era così basso dal 2020, quando erano in vigore le restrizioni della pandemia.

I critici delle modifiche fiscali sostengono che una minore presenza degli investitori potrebbe ridurre l’offerta di case in affitto e spingere i canoni al rialzo.

I dati recenti, tuttavia, mostrano per ora la tendenza opposta: la crescita degli affitti è rallentata allo 0,5 per cento nel trimestre di settembre, dall’1,6 per cento di giugno e dal 2,1 per cento di marzo.

L’economista indipendente Saul Eslake ha contestato l’idea che meno investitori significhino automaticamente affitti più alti, osservando che le abitazioni non acquistate da investitori vengono in genere comprate da proprietari-occupanti, riducendo contemporaneamente sia l’offerta sia la domanda sul mercato delle locazioni.

Eslake ha inoltre sostenuto che il problema dell’accessibilità nasce da un cambiamento più profondo: il passaggio dall’idea della casa come bene essenziale a quella dell’abitazione come principale strumento di accumulo della ricchezza.