CANBERRA – A venticinque anni dall’inizio dell’intervento australiano in Afghanistan, centinaia di veterani si sono riuniti all’Australian War Memorial per una cerimonia dedicata a quanti prestarono servizio durante una delle più lunghe campagne militari della storia recente del Paese.
Il primo ministro Anthony Albanese ha espresso “rispetto e gratitudine” a nome della nazione, ricordando il contributo di soldati, aviatori e personale di supporto impegnati dal 2001 fino al ritiro del 2021.
Alla commemorazione hanno partecipato anche gli ex primi ministri Tony Abbott, Scott Morrison e John Howard. Fu proprio Howard a impegnare l’Australia nel conflitto al fianco degli Stati Uniti e delle altre forze della coalizione dopo gli attentati dell’11 settembre, dando avvio a quella che sarebbe diventata Operation Slipper.
“L’11 settembre fu un attacco a un modo di vivere che apparteneva anche a noi - ha dichiarato Albanese -. Non era ancora direttamente la nostra guerra, ma siamo andati in aiuto di un amico e alleato. Siamo andati perché avevamo capito che cosa era in gioco”.
Più di 35mila membri dell’Australian Defence Force furono dispiegati nella regione nell’arco di due decenni. Quarantasette morirono per cause connesse al servizio e 263 rimasero feriti. Migliaia di militari alleati persero la vita, insieme a decine di migliaia di civili afghani.
Tra i presenti figurava anche Ben Roberts-Smith, il militare australiano vivente più decorato, insignito della Victoria Cross per il servizio in Afghanistan e oggi accusato di aver ucciso cinque detenuti disarmati durante il dispiegamento. Roberts-Smith respinge le accuse.
Il ritiro australiano fu completato nel 2021, pochi mesi prima della partenza delle truppe statunitensi. Il rapido ritorno al potere dei Talebani riportò il Paese sotto un regime autoritario, accompagnato da severe restrizioni ai diritti di donne e ragazze.
Nonostante le polemiche che hanno accompagnato l’intervento e il suo esito, molti veterani continuano a ricordare con orgoglio il lavoro svolto sul terreno.
Mathew Bell, oggi 38enne, fu inviato nel 2012 con il proprio battaglione di fanteria in una base avanzata a ovest di Tarinkot.
“Abbiamo cambiato in meglio quella piccola parte dell’Afghanistan, quella piccola parte del mondo”, ha raccontato.
Bell ricorda in particolare la possibilità per le ragazze di frequentare la scuola, l’introduzione di servizi medici nei villaggi e una maggiore libertà per le comunità locali.
La sua unità effettuava pattugliamenti a piedi e su veicoli in territori dove la presenza dei Talebani era costante. Uno dei suoi compagni più stretti rimase gravemente ferito dall’esplosione di una bomba lungo la strada, mentre in più occasioni il reparto fu bloccato dal fuoco dei cecchini.
Bell attribuisce alla solidarietà tra commilitoni la capacità di affrontare quei momenti e mantiene ancora oggi rapporti molto stretti con gli uomini con cui prestò servizio.
Cerimonie commemorative si sono svolte anche all’Anzac Memorial di Hyde Park a Sydney, allo Shrine of Remembrance di Melbourne e in altre località australiane.
Nel corso degli anni, il personale australiano partecipò non soltanto a operazioni di combattimento, ma anche alla ricostruzione, all’addestramento delle forze afghane, al sostegno delle istituzioni e alle attività umanitarie. A Operation Slipper seguirono Operation Highroad dal 2015 al 2021 e, infine, l’evacuazione da Kabul nell’agosto 2021.