L’autunno è la stagione in cui vale la pena dimenticare la fretta e viaggiare sulle strade che salgono verso l’Appennino, quando i boschi si accendono di giallo e di rosso, le prime nebbie si infilano nelle vallate e sulle tavole tornano quei sapori che sembrano avere bisogno proprio del fresco per essere apprezzati fino in fondo.

In Alta Val Taro e Val Ceno, nell’Appennino parmense, l’autunno porta con sé i profumi più intensi dei porcini, del tartufo nero e delle castagne arrostite, tutti profondamente legati al bosco, che non è soltanto uno scenario per passeggiate e fotografie, ma parte integrante della storia e dell’economia delle comunità locali. Numerosi gli appuntamenti gastronomici che invitano a scoprire il territorio tra sentieri, borghi, castelli e trattorie.

Tra gli eventi più celebri spicca la Fiera del fungo di Borgotaro I.G.P., che anima il centro storico di Borgo Val di Taro con una manifestazione capace di richiamare appassionati e visitatori da diverse località. Nata come una semplice sagra di paese, la fiera è diventata uno degli appuntamenti gastronomici più importanti dell’Appennino, con mercati agricoli, street food e showcooking.
Qui il porcino non è soltanto il protagonista di risotti e tagliatelle, ma rappresenta un autentico elemento d’identità locale. Il fungo di Borgotaro I.G.P. comprende quattro specie di Boletus spontanei e costituisce una rarità nel panorama delle produzioni tutelate.
Nasce nei boschi, seguendo il ritmo del clima, delle piogge e delle stagioni, e non può essere semplicemente coltivato quando lo decide l’uomo. La sua fama affonda le radici nell’Ottocento e ha viaggiato anche oltre Atlantico, grazie agli abitanti dell’Appennino emigrati in America.

A raccontare questo legame tra uomo e bosco sono anche il Museo del Fungo Porcino di Borgotaro e le iniziative dedicate al celebre prodotto ad Albareto, dove la Fiera Nazionale del fungo porcino trasforma il paese in un punto di riferimento per gli amanti della gastronomia e della cultura micologica. La festa non si limita a celebrare ciò che arriva nel piatto, ma racconta anche tutto quello che lo precede: il bosco, la ricerca e il riconoscimento delle specie. Accanto ai pranzi e alle cene a tema trovano spazio mostre micologiche, escursioni, musica e attività per i bambini.

È anche l’occasione giusta per infilarsi gli scarponi e camminare, non necessariamente per riempire un cestino, ma semplicemente per attraversare il bosco mentre le foglie cominciano a cambiare colore.

Il viaggio prosegue a Bore, in Val Ceno, dove la Festa della Castagna riporta al centro della scena un frutto che oggi associamo soprattutto alle passeggiate autunnali, ma che per secoli è stato fondamentale per la sopravvivenza delle popolazioni di montagna. Caldarroste, mercatini e stand gastronomici celebrano una tradizione profondamente radicata nella cultura locale. Il castagno rappresentava una vera e propria dispensa: le castagne potevano essere consumate fresche, essiccate oppure trasformate in farina, diventando una preziosa riserva alimentare per affrontare i mesi più difficili. Una storia che racconta il rapporto stretto tra le comunità appenniniche e le risorse offerte dal territorio.

A Bedonia, invece, la Fiera del Tartufo celebra uno dei prodotti più preziosi della Val Ceno. Mostre mercato, degustazioni e showcooking rendono omaggio a un ingrediente che vive anch’esso del rapporto con il bosco e con i suoi alberi. Nascosto sottoterra e invisibile fino al momento della raccolta, il tartufo richiede esperienza, conoscenza dell’ambiente e soprattutto il fiuto del cane, indispensabile per individuarlo.

Tra gli appuntamenti che accompagnano il finale della stagione autunnale ci sono anche il Festival della torta d’erbe di Tarsogno e la Festa della Castagna di Santa Maria del Taro. Due paesi vicini, due feste e un unico filo conduttore: la valorizzazione delle tradizioni gastronomiche delle vallate.

La torta d’erbe, in particolare, racconta una filosofia lontana dalla cucina spettacolare: ingredienti semplici, prodotti disponibili nell’orto e nei campi, ricette tramandate nelle famiglie. È una cucina nata più dalla necessità che dalla ricerca dell’effetto e che proprio per questo oggi appare sorprendentemente contemporanea.

Accanto alle manifestazioni gastronomiche, l’Appennino parmense offre anche l’occasione di conoscere da vicino un patrimonio di tradizioni che si conserva nella vita quotidiana dei suoi borghi. Le botteghe, le piccole aziende agricole e le trattorie di paese raccontano un territorio in cui il cibo è ancora legato alla stagionalità e alla disponibilità delle materie prime. Nei piatti della cucina locale si ritrovano così la generosità dei boschi, i prodotti degli orti e le antiche abitudini delle famiglie di montagna. Ogni sosta diventa un modo per entrare in contatto con questa cultura, scoprendo sapori genuini e consuetudini che resistono al passare del tempo. Un invito a esplorare le vallate senza fretta, lasciandosi guidare non soltanto dagli eventi in calendario, ma anche dalla curiosità di conoscere luoghi e persone che rendono unico questo angolo di Emilia.

I sapori sono soltanto una parte del viaggio. Due deviazioni permettono infatti di conoscere anche l’aspetto storico e culturale del territorio. La prima conduce a Compiano, borgo dominato dal suo castello, presenza imponente nel paesaggio della Val Taro. La seconda porta a Bardi, dove la fortezza si innalza su uno sperone roccioso, dominando la Val Ceno. Sono luoghi che ricordano quanto queste vallate custodiscano una storia ben più antica della loro fortuna turistica. Il territorio era attraversato da importanti vie di comunicazione e controllare i passaggi appenninici significava esercitare un ruolo strategico sul movimento di uomini, merci e commerci.

È proprio questa combinazione di natura, gastronomia, tradizioni e patrimonio storico a rendere l’Alta Val Taro e la Val Ceno una destinazione ideale per un viaggio autunnale senza fretta, alla scoperta di un Appennino capace di raccontarsi attraverso i suoi paesaggi e i sapori autentici della sua cucina.