KIEV – L’Ucraina ha colpito una raffineria russa dopo aver sospeso per alcuni giorni le operazioni contro questo tipo di obiettivi, segnando un nuovo deterioramento dei rapporti con Washington e mettendo di fatto fine all’intesa energetica annunciata domenica da Donald Trump.
In un’intervista al Financial Times, Volodymyr Zelensky ha dichiarato esaurita la disponibilità di Kiev a rispettare unilateralmente il blocco degli attacchi alle raffinerie.
“Il blocco è finito. Basta”, ha detto il presidente ucraino.
Dopo l’annuncio di Trump, secondo cui Russia e Ucraina avevano concordato di interrompere gli attacchi alle rispettive infrastrutture energetiche, Kiev aveva sospeso le operazioni contro gli impianti petroliferi russi.
Nei giorni successivi, tuttavia, Mosca ha continuato a lanciare missili e droni contro l’Ucraina, colpendo anche centrali elettriche e lasciando centinaia di migliaia di persone senza corrente.
Zelensky ha quindi deciso di ritenere conclusa la propria adesione alla tregua.
Vladimir Putin ha minimizzato l’effetto degli attacchi ucraini a lungo raggio contro le raffinerie russe, sostenendo che non abbiano provocato “nulla di particolarmente rilevante”.
Trump ha invece insistito più volte affinché Kiev interrompa queste operazioni, collegandole all’aumento dei prezzi del gasolio sui mercati internazionali.
Sebbene il presidente americano abbia descritto la tregua come un impegno reciproco, le sue dichiarazioni pubbliche si sono concentrate soprattutto sull’Ucraina. Nel fine settimana aveva affermato che gli attacchi alle raffinerie russe “devono assolutamente terminare”.
La scelta di Zelensky rischia ora di aggravare quella che appare come la frattura più profonda tra Kiev e Washington dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022.
La crisi si è già accentuata dopo la decisione americana di revocare improvvisamente le sanzioni sul gasolio russo e dopo l’invito di Trump a sostituire Zelensky alla guida dell’Ucraina.
Nell’intervista, il presidente ucraino ha criticato anche quella che considera la propensione di Trump a concludere accordi con Mosca e la sua ammirazione per leader che restano al potere per decenni.
Zelensky ha inoltre attribuito a una scelta politica, e non a un problema tecnico, le recenti limitazioni dei sistemi Starshield, la versione militare della rete satellitare Starlink di SpaceX.
Elon Musk ha precisato che Starshield è di proprietà e sotto il controllo del governo americano e che eventuali limiti di velocità o utilizzo vengono stabiliti dalle forze armate statunitensi e, in ultima istanza, dal presidente.
Secondo una fonte del ministero della Difesa ucraino, i terminali hanno ripreso a funzionare in movimento, ma soltanto fino a circa 160 chilometri orari, velocità ritenuta insufficiente per alcune missioni con droni d’attacco a medio raggio e per gli intercettori utilizzati contro i velivoli russi.
A preoccupare Kiev è anche la possibile riduzione delle informazioni militari provenienti dagli Stati Uniti.
Funzionari ucraini hanno riferito che per diversi giorni non sono pervenuti i consueti avvisi occidentali sui missili russi in arrivo, basati in larga parte sui sistemi satellitari americani.
Trump ha negato che Washington abbia sospeso la condivisione dell’intelligence.
Zelensky, atteso oggi (ora locale) a un vertice dell’Unione Europea, ha quindi scelto di riprendere una delle poche forme di pressione che Kiev ritiene efficaci contro la capacità russa di finanziare e sostenere la guerra.