ROMA - Sono oltre 5,4 milioni le persone che nel 2025 vivono in condizioni di povertà assoluta in Italia, appartenenti a circa 2,1 milioni di famiglie. Lo rileva l’Istat, che registra un lieve miglioramento rispetto al 2024, pur confermando la diffusione del fenomeno, soprattutto tra i minori, le famiglie numerose e quelle con redditi da lavoro più bassi. 

Secondo le stime, la povertà assoluta riguarda l’8% delle famiglie italiane, contro l’8,4% dell’anno precedente. Tra le persone, la percentuale scende dal 9,8% al 9,3%. 

Si considera in povertà assoluta una famiglia che non riesce a sostenere le spese necessarie per acquistare un insieme di beni e servizi essenziali. La soglia cambia in base al numero e all’età dei componenti, alla zona geografica e alle dimensioni del comune di residenza. 

Tra i dati più preoccupanti c’è quello relativo ai bambini e agli adolescenti: nel 2025 sono oltre 1 milione e 136mila i minori in povertà assoluta, pari al 12,5% del totale. La percentuale è diminuita rispetto al 13,8% del 2024, ma significa che circa un minore su otto vive in una famiglia che non riesce a sostenere tutte le spese essenziali. 

La situazione è più difficile nel Mezzogiorno, dove la povertà assoluta interessa il 9,6% delle famiglie, tuttavia in calo rispetto al 10,5% dell’anno precedente. Nel Sud e nelle Isole si contano circa 813mila famiglie povere, mentre nel Nord-ovest sono 568mila e nel Nord-est 386mila. Il Centro registra la percentuale più bassa, pari al 6,3%, con 338mila famiglie. 

Il rischio di povertà aumenta con il numero dei componenti familiari. Tra le famiglie con almeno cinque persone, l’incidenza raggiunge il 19,2%, mentre si attesta al 10,5% tra quelle di quattro componenti. Anche le famiglie con un solo genitore presentano valori superiori alla media, con un’incidenza dell’11,5%. 

Il lavoro, inoltre, non garantisce sempre una condizione economica sufficiente. Tra le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio, la povertà assoluta raggiunge il 14,3%, nonostante il miglioramento rispetto al 15,6% del 2024. Nel complesso delle famiglie con una persona di riferimento occupata, l’incidenza scende dal 7,9% al 7,7%. 

Anche il livello di istruzione incide sul rischio di povertà. Quando la persona di riferimento possiede almeno un diploma di scuola superiore, la percentuale è del 4,4%. Sale invece all’11,9% se ha al massimo la licenza media e al 12,3% se ha conseguito soltanto quella elementare. 

Le differenze sono marcate anche in base alla cittadinanza. Tra le famiglie composte esclusivamente da cittadini italiani, la povertà assoluta interessa il 5,9%. La percentuale sale al 26,7% nelle famiglie con almeno un componente straniero e raggiunge il 29,4% in quelle formate soltanto da cittadini stranieri. 

L’Istat rileva infine una sostanziale stabilità della povertà relativa, che misura la condizione economica rispetto ai livelli medi di consumo della popolazione. Nel 2025 riguarda il 10,8% delle famiglie e il 14,8% degli individui, pari a oltre 2,8 milioni di famiglie e quasi 8,7 milioni di persone. 

Nel complesso, i dati mostrano un miglioramento rispetto all’anno precedente, ma confermano che una parte significativa della popolazione italiana continua a incontrare difficoltà nel sostenere le spese fondamentali della vita quotidiana.