ROMA - Nel mondo, un bambino su quattro sotto i 5 anni vive in condizioni di grave povertà alimentare nella prima infanzia, per un totale di circa 181 milioni di piccoli. Quasi 43 milioni soffrono di malnutrizione acuta (con 12 milioni colpiti dalla forma più grave) e quasi la metà dei decessi infantili al di sotto dei cinque anni rimane riconducibile alla malnutrizione. È il quadro drammatico delineato da Save the Children alla vigilia della Giornata mondiale dell’Alimentazione, che evidenzia come le principali crisi nutrizionali abbiano ricevuto finora meno di un terzo dei finanziamenti necessari: solo il 31% (3,1 miliardi di dollari) dei 10 miliardi richiesti per intervenire in quasi 20 Paesi critici, tra cui Sudan, Yemen e Somalia.
Nel 2025, 266 milioni di persone in 47 Paesi e territori hanno registrato elevati livelli di insicurezza alimentare acuta. La combinazione tra conflitti, crisi climatica e drastici tagli ai finanziamenti umanitari sta provocando conseguenze devastanti, lasciando solo un bambino su tre tra quelli che ne avrebbero bisogno con l’accesso alle cure necessarie.
I conflitti armati si confermano la causa primaria della fame infantile, destabilizzando i sistemi alimentari e bloccando l’accesso ai presidi sanitari. Nel 2025, 23,1 milioni di persone in condizioni di emergenza alimentare si trovavano in Paesi devastati dalle guerre.
A Gaza, oltre 1,2 milioni di persone affrontano un’insicurezza alimentare acuta classificata nella Fase 3 IPC o superiore; in assenza di aiuti umanitari, circa il 90% della popolazione (1,9 milioni di persone) rischia livelli elevati di insicurezza alimentare fino al dicembre 2026, ed entro aprile 2027 più di 74.000 bambini sotto i cinque anni potrebbero soffrire di malnutrizione acuta (inclusi oltre 11.000 casi gravi).
In Sudan, per il 2026 si stima che circa 825.000 bambini sotto i cinque anni potrebbero soffrire di malnutrizione acuta grave, con un aumento del 7% rispetto al 2025 e del 25% rispetto al periodo pre-conflitto.
L’escalation delle tensioni in Medio Oriente sta inoltre interrompendo le rotte commerciali e facendo impennare i prezzi dei generi di prima necessità. Un prolungamento del conflitto potrebbe spingere altri 45 milioni di persone nell’insicurezza alimentare. A ciò si sommano gli eventi meteorologici estremi (legati anche a un’ondata particolarmente intensa del fenomeno El Niño) e i tagli ai fondi destinati all’assistenza alimentare e agricola, calati del 59% nel 2025 rispetto al 2022.
La contrazione delle risorse ha costretto a ridurre i beneficiari raggiunti da 36 milioni a soli 16,7 milioni di donne e bambini, privando circa due milioni di piccoli affetti da malnutrizione acuta grave delle necessarie cure. Le proiezioni indicano che un’ulteriore riduzione dei finanziamenti potrebbe causare fino a 22,6 milioni di decessi aggiuntivi entro il 2030, tra cui 5,4 milioni di bambini sotto i cinque anni.
In Afghanistan, negli ultimi quattro anni la malnutrizione acuta tra i bambini sotto i cinque anni è cresciuta del 14%, toccando i 3,7 milioni di casi nel 2026, mentre il calo del 70% degli aiuti internazionali ha portato alla chiusura o sospensione di 600 strutture sanitarie. La situazione appare drammatica anche in Yemen, dove circa 2,2 milioni di bambini (uno su quattro) soffrono di malnutrizione acuta, con oltre 500.000 casi in forma grave a causa del conflitto e della crisi economica.
In Somalia quasi due milioni di minori sotto i 5 anni sono a rischio malnutrizione acuta, di cui 433.000 grave, all’interno di un Paese in cui 5,4 milioni di persone, pari al 28% della popolazione, vivono in insicurezza alimentare acuta. La crisi si sta infine inasprendo nell’Africa orientale e meridionale e in contesti complessi come Malawi, Uganda, Haiti, Madagascar, Mozambico, Zambia e Kenya, dove entro l’inizio del 2027 circa 8 milioni di bambini potrebbero trovarsi in condizioni di insicurezza alimentare acuta.
“Per decenni l’impegno della comunità internazionale ha dimostrato che la malnutrizione può essere prevenuta e sconfitta: non è un destino inevitabile. Oggi, però, stiamo assistendo a una pericolosa inversione di tendenza”, ha dichiarato Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children. “Save the Children chiede ai leader mondiali di rilanciare con urgenza la lotta alla malnutrizione, invertendo la tendenza ai tagli agli aiuti e investendo maggiori risorse per prevenire le crisi prima che si trasformino in tragedie umanitarie. La sicurezza alimentare non è un traguardo irraggiungibile: è una scelta politica”.
Per sostenere gli interventi salvavita, l’organizzazione ha lanciato l’iniziativa globale “Nourished Futures” con l’obiettivo di raccogliere 300 milioni di dollari e puntando a raggiungere 20 milioni di donne e bambini nel triennio 2026-2028.