MADRID - Il comando dell’esercito spagnolo a Ceuta e il ministero della Difesa, in stretta collaborazione con la magistratura, stanno indagando su presunte torture, aggressioni e trattamenti degradanti che sarebbero stati inflitti da alcuni militari ai danni dei migranti presenti nell’enclave nordafricana.  

Il caso, esploso in seguito alle denunce formalizzate da Amnesty International e trasmesse alla Procura e al Giudice di turno di Ceuta, si è ulteriormente aggravato con la diffusione di registrazioni audio che ritraggono presunti membri delle Forze Armate mentre si vantano delle violenze. 

L’inchiesta trae origine da un’indagine sul campo condotta da Amnesty International tra il 10 e il 15 settembre, a seguito dell’ingresso massiccio di migranti arrivati dal Marocco a fine luglio. L’organizzazione ha intervistato 65 persone, raccogliendo 22 testimonianze dirette (pari a un terzo del campione) che denunciano violenze fisiche e psicologiche.

I racconti attribuiscono ai militari impegnati nei pattugliamenti (alcuni dei quali avrebbero agito di notte e con il volto coperto) pestaggi, molestie, insulti, minacce per costringere le persone ad abbandonare Ceuta, furti di denaro, confische e distruzione di telefoni cellulari. 

“No sono stati casi isolati”, ha sottolineato il direttore di Amnesty International España, Esteban Beltrán, spiegando che le umiliazioni e i maltrattamenti documentati non rispondono ad azioni di legittima difesa o a operazioni di sicurezza, bensì a vere e proprie “operazioni di castigo”.

L’Ong, in una nota trasmessa alla stampa, aveva già denunciato che “molti dei testimoni hanno segnalato la violenza e i trattamenti degradanti subiti da parte dei militari, coinvolgendo anche donne e minori non accompagnati, che in alcuni casi, per la loro gravità, possono configurarsi come tortura”. 

Beltrán ha reso noto di aver inviato una lettera alla Ministra della Difesa per chiedere chiarimenti sullo stato delle indagini e per sapere se i militari coinvolti siano stati sospesi dal servizio, criticando il silenzio istituzionale a due mesi dai fatti: “Il ministero della Difesa non è un mero buco della posta”, ha ammonito il direttore di Amnesty, sollecitando indagini d’ufficio e misure di protezione per le vittime, le quali temono ritorsioni o l’espulsione. 

A confermare e aggravare il quadro delle denunce sono giunte le registrazioni audio rivelate da elDiario.es ed esaminate dal ministero della Difesa. Le registrazioni risalgono, secondo la testata, a conversazioni avvenute il 21 e 22 settembre durante un turno di sorveglianza lungo la strada adiacente al Centro di Accoglienza Temporanea per Immigrati (Ceti). Negli audio si sentono almeno tre uomini, indicati come membri delle Forze Armate, mentre descrivono con ilarità le aggressioni. 

Nelle registrazioni gli uomini commentano tra le risate l’uso della forza: “Picchiare senza guanti è più divertente”, si sente dire in un estratto, mentre in un altro viene precisato che “farlo senza guanti è più divertente perché suona. Ma con i guanti fa più male”. 

Fonti del Ministero della Difesa hanno confermato a Rne che l’Esecutivo sta analizzando il materiale e che l’articolo con gli audio è stato trasmesso alla magistratura ad integrazione del dossier già inviato a fine settembre, “per gli opportuni provvedimenti e per preservare il buon nome delle Forze Armate”.

Già il mese scorso la Difesa aveva sollecitato il Comando delle Operazioni delle Forze Armate (da cui dipendono le unità di stanza a Ceuta) a “indagare e accertare eventuali responsabilità individuali”. Pur precisando che i nuovi audio non dovrebbero alterare la struttura dell’inchiesta in corso, la Difesa ha ribadito di rimanere in permanente contatto con le autorità inquirenti. 

Sul caso è intervenuta anche l’Associazione apagnola dei militari di truppa e della marina (Atmr). Il presidente Marco Antonio Gómez ha chiesto il rigoroso rispetto della presunzione d’innocenza, sollecitando verifiche tecniche sull’autenticità degli audio, sulle modalità con cui sono stati captati e sull’effettiva appartenenza delle voci a personale militare in servizio. “Chiunque violi la legge o le norme non ha posto nelle Forze Armate, ma chiediamo anche lo stesso impegno e la stessa rapidità nelle indagini contro chiunque aggredisca un militare”, ha dichiarato Gómez.