ROMA - Elly Schlein vede un passo avanti nell’intesa tra le forze del centrosinistra sulla politica estera, mentre nella maggioranza emergono nuove divergenze sull’Ucraina.
Dopo il confronto parlamentare in vista del Consiglio europeo, la segretaria del Pd rivendica i voti comuni con gli alleati, mentre Matteo Salvini prende le distanze dalla linea di Giorgia Meloni sugli aiuti a Kiev e sui rapporti energetici con Mosca.
“Ieri abbiamo registrato un passo avanti: abbiamo votato larga parte delle risoluzioni dei nostri alleati e abbiamo fatto delle astensioni incrociate”, afferma Schlein al termine del prevertice del Partito socialista europeo a Bruxelles. Secondo la leader dem, si tratta di un miglioramento rispetto ai precedenti confronti parlamentari, nei quali le forze del campo largo avevano espresso voti contrari sulle rispettive proposte.
Sull’Ucraina, Schlein riconosce che restano differenze, soprattutto sulle modalità con cui sostenere Kiev fino al raggiungimento di una tregua, ma rivendica una posizione condivisa sulla condanna dell’invasione russa e sulla necessità di una soluzione diplomatica. “Abbiamo tutti sempre condannato l’invasione criminale da parte di Putin”, sottolinea.
La segretaria del Pd chiede all’Unione europea di individuare un negoziatore unico, capace di rappresentare tutti i 27 Stati membri nei colloqui per la pace. “Non possiamo lasciare tutto il lavoro negoziale alle telefonate ambigue tra Trump e Putin”, afferma. Schlein precisa di non voler indicare un nome, ma auspica che il tema venga affrontato già durante il Consiglio europeo.
Nel campo largo si prepara intanto l’avvio del confronto sul programma comune. Angelo Bonelli, leader di Avs, sostiene che il tavolo potrebbe riunirsi già nei prossimi giorni.
Anche Giuseppe Conte conferma la disponibilità del Movimento 5 Stelle: “È necessario definire un progetto di Paese che abbracci la politica estera e le soluzioni sul piano interno”. Sulla futura guida della coalizione, l’ex premier rinvia invece ogni decisione.
Conte insiste sulla necessità di rilanciare il dialogo diplomatico, richiamando il modello della Conferenza di Helsinki sulla sicurezza europea. Un eventuale accordo di pace, sottolinea, dovrà comunque tutelare le ragioni dell’Ucraina, che è il Paese aggredito.
Le divergenze sulla guerra attraversano anche il centrodestra, e mentre Meloni conferma il sostegno a Kiev e critica l’intesa sul gasolio russo annunciata dal presidente americano Donald Trump, Salvini sostiene che l’Italia non possa continuare a finanziare indefinitamente l’Ucraina.
“Abbiamo già dato tanto, sperando che sia finito tutto per la difesa del popolo ucraino e non in corruzione. Non potremo andare avanti all’infinito a mandare miliardi in regalo all’Ucraina, è il momento della diplomazia”, afferma il vicepremier leghista, che ha scelto di partecipare a Bruxelles al vertice dei Patrioti anziché alle comunicazioni della premier in Parlamento.
Salvini apre anche alla ripresa degli acquisti di energia dalla Russia dopo la fine della guerra. “Abbiamo il dovere, a guerra finita, di tornare a comprare gas e petrolio dove costa di meno”, sostiene.
Una posizione vicina a quella di Roberto Vannacci, secondo cui l’Unione europea sta penalizzando la propria economia rifiutando rapporti energetici con Mosca. I parlamentari di Futuro nazionale Edoardo Ziello e Laura Ravetto hanno contestato apertamente Meloni, organizzando anche una manifestazione davanti a Montecitorio.
Al vertice dei Patrioti, Salvini ha trovato sponda nella leader francese Marine Le Pen, che chiede di fermare gli aiuti finanziari all’Ucraina. Non tutti, però, condividono la stessa linea: il leader olandese Geert Wilders, in particolare, sostiene che il suo Paese abbia già contribuito troppo e che ora debbano essere altri Stati europei, compresa l’Italia, a sostenere i costi degli aiuti.