LOS ANGELES – La disputa sui poteri federali nelle elezioni americane si è spostata in tribunale dopo che il Dipartimento di Giustizia ha avviato un’azione legale nei confronti della California a meno di tre settimane dal voto di metà mandato del 3 novembre.
L’amministrazione Trump ha richiesto a un giudice federale di impedire temporaneamente il conteggio delle schede postali attribuite a oltre 20mila persone che, secondo Washington, potrebbero non essere cittadini statunitensi.
La causa è stata presentata ieri (ora locale) presso un tribunale federale di Los Angeles.
Il Dipartimento di Giustizia sostiene che il Dipartimento della Sicurezza nazionale abbia individuato gli elettori confrontando le liste californiane con le proprie banche dati interne.
Alla California era stato precedentemente assegnato un termine di 48 ore per riesaminare l’elenco, consegnato alle autorità statali su una chiavetta elettronica.
Il voto dei non cittadini è illegale negli Stati Uniti, ma alcune ricerche lo descrivono come un fenomeno raro.
Un’indagine pubblicata a luglio ha rilevato che, dall’introduzione nel 1996 della norma penale specifica, 129 persone sono state perseguite per aver votato senza possedere la cittadinanza.
L’amministrazione Trump ha intensificato negli ultimi mesi sia le indagini sia le pressioni sugli Stati affinché controllino con maggiore frequenza le proprie liste elettorali.
Il Dipartimento di Giustizia ha avvisato i funzionari elettorali di tutti i 50 Stati che potrebbero incorrere in conseguenze penali qualora consentissero consapevolmente a non cittadini di rimanere iscritti o di votare.
Washington ha inoltre intentato cause contro 30 Stati e il District of Columbia (Washington D.C.) per ottenere liste elettorali complete, comprese informazioni personali sensibili. Finora, secondo il testo fornito, il governo federale ha perso 26 di questi procedimenti senza ottenerne uno favorevole.
Le organizzazioni per i diritti elettorali temono però che cittadini naturalizzati possano essere erroneamente classificati come stranieri a causa di dati non aggiornati del Dipartimento della Sicurezza nazionale.
La segretaria di Stato della California Shirley Weber ha sostenuto che i controlli già in vigore siano solidi e ha accusato il Dipartimento di Giustizia di alimentare sfiducia e confusione cercando di accedere ai dati protetti degli elettori.
Anche il terreno giuridico resta incerto.
Rick Hasen, docente di diritto alla University of California, Los Angeles, ha osservato che una sospensione di massa a ridosso del voto potrebbe entrare in conflitto con una legge federale che limita le cancellazioni sistematiche dalle liste nei 90 giorni precedenti un’elezione.
Secondo Hasen, inoltre, resta da dimostrare che il governo federale disponga dell’autorità per ordinare direttamente a uno Stato quali schede debbano essere conteggiate.
La controversia si sviluppa mentre Repubblicani e Democratici si contendono il controllo del Congresso e il ruolo del governo federale nell’amministrazione delle elezioni torna al centro del confronto politico.