TIRANA - Si allarga in Albania la spaccatura politica tra il governo socialista e le forze d’opposizione all’indomani dei gravi disordini che hanno messo a ferro e fuoco alcune aree del centro di Tirana.
Il primo ministro albanese Edi Rama ha attribuito la responsabilità delle violenze alla componente politica conservatrice, scagionando il movimento studentesco e offrendo disponibilità a un tavolo di confronto.
In un messaggio video registrato dall’interno del College d’Europe di Tirana (istituzione universitaria europea presente nella capitale), il premier socialista ha confermato l’intenzione di incontrare gli studenti per individuare risposte concrete alle loro rivendicazioni, lanciando al contempo un duro attacco all’opposizione, accusata di voler fare deragliare il processo di integrazione dell’Albania nell’Unione europea.
“Questa distruzione è opera di mani che non sono, e non possono essere, quelle degli studenti. Gli studenti rappresentano il futuro, sono coloro che guardano avanti. Gli studenti sono i benvenuti e noi siamo sempre pronti a sederci con loro per discutere, confrontarci e fornire soluzioni ai problemi che lo richiedono”, ha dichiarato Rama nel suo intervento.
Senza usare mezzi termini, il capo del governo ha addebitato la regia degli scontri alle forze conservative: “Queste sono le mani di chi cerca di far cadere l’Albania ogni volta che prova ad andare avanti. Appartengono a un’opposizione che, accecata e attraverso il fuoco e il sangue, mira a trascinare l’Albania indietro, verso un punto da cui non si può più tornare”.
Rama ha poi concluso assicurando una linea di fermezza: “Supereremo insieme queste ore difficili, perché l’Albania continuerà a progredire nel suo cammino verso l’Europa. Chiunque creda che la giustizia sia irraggiungibile si sbaglia. Tutti i responsabili di questo caos ne pagheranno le conseguenze, perché l’Albania non tornerà mai indietro”.
Le proteste di ieri a Tirana sono sfociate in guerriglia urbana quando centinaia di manifestanti si sono scontrati con un imponente dispositivo di sicurezza composto da circa 2.000 agenti in tenuta antisommossa.
Nel corso dei disordini sono stati appiccati incendi a diversi edifici pubblici, tra cui i ministeri dell’Istruzione e delle Finanze, e sono stati devastati numerosi esercizi commerciali, strutture governative e spazi pubblici nel cuore della capitale albanese.
Il bilancio provvisorio fornito dall’emittente pubblica Rtsh parla di 65 manifestanti arrestati e di 51 agenti di polizia rimasti feriti durante le cariche e i lanci di oggetti. La mobilitazione, animata da un folto gruppo di studenti e attivisti, ha visto scandire a gran voce la richiesta di dimissioni del primo ministro Rama.
Alla base dei cortei vi sono il forte malcontento per il carovita e i costi insostenibili degli studi nella capitale, uniti al degrado delle strutture scolastiche, alla scarsità di sussidi e sostegni economici e alle limitate prospettive di inserimento lavorativo al termine dei percorsi formativi.