BUENOS AIRES – L’università pubblica argentina torna oggi in piazza. È la quinta Marcia federale dall’aprile 2024 e la prima da quando la giustizia ha dichiarato incostituzionale il decreto con cui il governo di Javier Milei ha congelato la Legge sul finanziamento universitario.
A Buenos Aires, la manifestazione principale è prevista per le 16 davanti al Congresso, anche se i cortei inizieranno a muoversi dalle 13.30.
In Argentina l’università pubblica è gratuita e, nella maggior parte degli atenei, non prevede un esame di ammissione. Per questo ad aderire alla manifestazione non sono solo studenti e docenti ma, spesso, intere famiglie.
A convocarla sono il Consiglio interuniversitario nazionale (Cin), che riunisce i rettori delle università pubbliche, la Federazione universitaria argentina (Fua) e i principali sindacati dei docenti e dei non docenti, come viene chiamato nel Paese il personale amministrativo e dei servizi.
L’Associazione dei lavoratori dello Stato (Ate), il sindacato dei dipendenti pubblici, ha indetto uno sciopero di 24 ore in tutto il Paese. La Confederazione generale del lavoro (Cgt), la maggiore centrale sindacale argentina, si concentrerà alle 15 a pochi isolati dal Congresso, mentre anche le altre due centrali sindacali, le Cta, hanno aderito alla mobilitazione.
Ha confermato la propria presenza anche Axel Kicillof, governatore della Provincia di Buenos Aires e principale figura dell’opposizione peronista. Il radicalismo, partito con una forte presenza storica nelle università, organizza un proprio corteo.
La marcia coincide inoltre con una seduta speciale che inizierà alle 14 alla Camera dei deputati. Qui l’opposizione cercherà di respingere il Dnu 70/2023, il megadecreto di deregolamentazione economica che Milei ha firmato appena insediato, nel dicembre 2023.
Il governo nazionale e quello della Città di Buenos Aires hanno predisposto un dispositivo di sicurezza con transenne e interruzioni del traffico nei viali che circondano il Congresso.
Manifestazioni parallele sono state organizzate anche in altre città.
A Córdoba il corteo partirà alle 15.30 dalla Ciudad Universitaria diretto a Plaza España, dove alle 18 sarà letto il documento della giornata con le rivendicazioni della manifestazione. A Rosario l’appuntamento è alle 15.30 in Plaza San Martín, con una manifestazione alle 17 al Monumento alla Bandiera. A Mendoza si partirà alle 15 dal campus dell’UNCuyo verso Plaza Independencia, mentre a San Juan il concentramento è previsto alle 16.30 in Plaza 25 de Mayo.
La rivendicazione che accomuna tutte queste manifestazioni risale a quasi un anno fa. La Legge 27.795, che stabilisce una soglia minima di finanziamenti per le università e un aggiornamento degli stipendi e delle borse di studio, era stata sottoposta al veto di Milei.
In Argentina il Congresso può superare un veto presidenziale se approva nuovamente la legge con una maggioranza dei due terzi in ciascuna Camera, ed è ciò che è accaduto: l’esecutivo ha dovuto promulgarla il 21 ottobre 2025 attraverso il Decreto 759/2025, pur subordinandone l’applicazione all’individuazione delle fonti di finanziamento.
A dicembre, il giudice federale Martín Cormick aveva ordinato, con un provvedimento cautelare, l’applicazione degli articoli relativi agli stipendi e alle borse di studio. Il 6 ottobre è andato oltre, dichiarando incostituzionale il decreto e ordinando l’immediata applicazione della legge. Il governo ha presentato ricorso e venerdì 9 Cormick lo ha accolto, trasmettendo il procedimento alla Camera federale del contenzioso amministrativo.
Il provvedimento cautelare resta in vigore. Alla vigilia della marcia, il giudice ha imposto al capo di Gabinetto, Diego Santilli, una multa di 100mila pesos al giorno, circa 65 dollari, per non averlo rispettato.
Secondo i sindacati, la legge impone un recupero salariale del 33,4%, mentre l’offerta del governo è stata del 3%, che hanno respinto. Alla Casa Rosada, sede del governo, replicano che dal dicembre 2023 gli aumenti accumulati ammontano al 226,80% e che, pertanto, il provvedimento cautelare è stato rispettato.
Chequeado ha calcolato che gli stipendi universitari hanno perso il 24,2% dal 2023 e che la spesa per il settore è inferiore del 25,3% rispetto a quell’anno. Bartolacci ha riassunto la situazione così: “I trasferimenti al sistema universitario si sono dimezzati”.
Lo slogan della protesta colpisce al cuore il discorso ufficiale. L’Università di Buenos Aires (Uba) convoca la manifestazione con il motto “Le leggi si rispettano. Sempre”. È una risposta alla frase che il governo ha ripetuto fin dall’inizio del mandato.
Nel dicembre 2023, Manuel Adorni, allora portavoce presidenziale, l’aveva utilizzata per presentare il protocollo antipicchetti, le norme con cui il governo cercava di impedire i blocchi stradali durante le proteste: “Dentro la legge tutto, fuori dalla legge niente”. Adorni ha lasciato la funzione pubblica a giugno, mentre era indagato per presunto arricchimento illecito.
NO NORMALICEMOS EL INCUMPLIMIENTO DE LA LEY. LAS LEYES SE CUMPLEN. SIEMPRE. 5ª MARCHA FEDERAL UNIVERSITARIA Para que se cumpla la Ley de Financiamiento Universitario. 📍 Plaza Congreso 🗓️ Jueves 15 de octubre 🕓 16 h Defendamos la universidad pública. Cuidemos lo que funciona https://t.co/ucIcTGUn0b
— UBAonline (@UBAonline) October 11, 2026
Il 23 aprile 2024, la prima marcia si era svolta dal Congresso a Plaza de Mayo, davanti alla Casa Rosada, contro i tagli ai finanziamenti. Si chiedeva un aggiornamento delle spese di funzionamento e, pochi giorni prima, il governo aveva annunciato un aumento del 70% di quella voce. All’epoca non c’era una legge in discussione.
Oggi esistono una legge approvata, un provvedimento cautelare in vigore e una sentenza di merito. La giustizia ha già ordinato al governo di rispettare la legge in nove occasioni.
Dal governo non arrivano segnali di cambiamento. A maggio, alla vigilia della quarta marcia, Sandra Pettovello, ministra del Capitale umano, dicastero da cui dipende l’Istruzione, e il sottosegretario Alejandro Álvarez erano stati categorici: “L’unica legge che rispetteremo è la legge di Bilancio”.
Il progetto di Bilancio 2027 prevede circa 7.300 miliardi di pesos per le università, pari a circa 4,7 miliardi di dollari, mentre il Cin ne chiede oltre 11mila miliardi, circa 7,1 miliardi di dollari.