FRANCOFORTE - La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, lascerà il proprio incarico il 7 febbraio prossimo.

La decisione è stata comunicata ufficialmente giovedì 29 ottobre dall’istituto di Francoforte, dopo che la stessa Lagarde ha informato della sua scelta sia il Consiglio Direttivo dell’Eurotower sia il presidente del Consiglio Europeo, António Costa. Il Consiglio Direttivo ha accolto la notizia ringraziando calorosamente la presidente con un lungo applauso. 

Il successore di Lagarde sarà nominato dal Consiglio Europeo seguendo la procedura formale stabilita dall’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. 

“Fino al 7 febbraio sarò pienamente responsabile e concentrata. Mi mancherete”, ha esordito Lagarde.

Le sue dimissioni diventeranno effettive subito dopo la riunione di febbraio, anticipando la naturale scadenza del mandato prevista per l’ottobre 2027: “Ci sarà una riunione a dicembre e una a febbraio. Quindi non è ancora finita, continueremo a vederci, ma non è mai un buon momento per lasciare”. 

A spingere la presidente verso questa decisione è l’impossibilità di mantenere la rigorosa neutralità richiesta dal suo ruolo di vertice finanziario: “Il motivo per cui anticipo la conclusione del mio mandato lasciando a febbraio anziché a ottobre è, come ho detto ai colleghi, al personale e ai governatori, che voglio avere la libertà di parola, la libertà di espressione e la libertà di impegnarmi su questioni che non riguardano la politica monetaria. La mia voce può aiutare su questioni che ho a cuore”. 

Lagarde ha rivendicato la volontà di intervenire nel dibattito pubblico globale senza il vincolo del mandato istituzionale.

“Mi è stato chiesto se non ritengo di poter rimanere neutrale e non credo di poterlo fare – ha spiegato la presidente –. In questo momento non mi sentirei a mio agio mantenendo questa neutralità, sono interessata alla verità e vedo che molto spesso viene danneggiata e contraddetta con rappresentazioni distorte. Considerando il ruolo che ho ricoperto negli ultimi vent’anni e oltre sulla scena internazionale in ambito economico e finanziario, prima come direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale e poi come presidente della Bce, ci sono cose che posso dire. Che le persone mi ascoltino o meno è un’altra questione: ho una voce e sento di doverle dire, e non posso farlo nella mia attuale posizione”. 

Durante la conferenza stampa successiva al Consiglio, Lagarde si è soffermata sull’attuale scenario macroeconomico, ribadendo che l’istituto resta legato all’evoluzione dei dati senza assumere impegni preventivati.  

“La maggiore entità e durata dello shock energetico e le sue implicazioni per gli effetti indiretti e di secondo impatto faranno verosimilmente salire l’inflazione e indebolire la crescita. Non vediamo in questa fase rischi secondari aggiuntivi oltre a quelli già considerati nelle previsioni”, ha spiegato la presidente, avvertendo che sussistono “rischi al rialzo per l’inflazione, e lo shock energetico può intensificarsi ed essere più forte delle attese”. 

Sul fronte dell’attività reale, i segnali mostrano comunque una tenuta della ripresa nell’area euro: “I dati più recenti suggeriscono che l’economia dell’area euro ha continuato a espandersi nel terzo trimestre dell’anno. I servizi si sono ripresi dopo l’indebolimento registrato all’inizio del conflitto in Medio Oriente. Il manifatturiero, i servizi digitali e le esportazioni stanno beneficiando degli investimenti delle imprese legati all’intelligenza artificiale. Anche la spesa pubblica per le infrastrutture e la difesa sostiene l’attività economica. Questi fattori dovrebbero continuare a sostenere la crescita nel breve termine”. 

Con l’annuncio delle dimissioni la partita per la successione si è aperta ufficialmente. Il presidente del Consiglio Europeo, António Costa, ha dichiarato che la procedura prende il via subito: in vista del prossimo Eurogruppo, in programma per il 9 novembre a Bruxelles, i Paesi dell’area euro saranno chiamati a presentare i propri candidati. 

In attesa delle formalizzazioni, la sfida sembra delinearsi come una corsa a due tra l’ex governatore della banca centrale olandese (Dnb) Klaas Knot, esponente dell’ala ortodossa dei “falchi”, e l’ex governatore della Banca di Spagna (Banco de España) Pablo Hernández de Cos. Secondo quanto rivelato dal quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt, il cancelliere tedesco Friedrich Merz avrebbe già incontrato riservatamente entrambi i profili. 

Merz non avrebbe invece avuto alcun colloquio con il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, il cui nome era circolato tra i papabili secondo diverse testate internazionali. Tra le ipotesi era emersa anche quella dell’economista tedesca Isabelle Schnabel, che ha recentemente lasciato il Comitato esecutivo della Bce. 

Tuttavia, con la Germania che detiene già la presidenza della Commissione Europea con Ursula von der Leyen, Berlino avrebbe preferito rinunciare a proporre una candidatura propria per rispettare i criteri di equilibrio geografico al vertice delle istituzioni dell’Unione. Nonostante alcune critiche interne che interpretano la scelta come una ridimensionata influenza tedesca, la decisione finale spetterà ai Paesi membri dell’Eurozona nelle prossime settimane.