BELFAST - La capitale nordirlandese si presenta come una città fantasma dopo la seconda notte consecutiva di violenze e tensioni razziali legate alle proteste contro le politiche migratorie.
Gli scontri più duri si sono concentrati a nord, in particolare nelle aree di Glengormley e Newtownabbey, dove circa 300 persone hanno dato vita a duri scontri con le forze dell’ordine. I manifestanti hanno eretto barricate dando fuoco a veicoli e cassonetti, lanciando poi mattoni, bottiglie di vetro e bombe molotov contro gli agenti.
Per disperdere la folla, la polizia ha schierato un ingente contingente e ha dovuto fare uso del cannone ad acqua. Il bilancio della notte è di 12 poliziotti feriti e 16 arresti. Secondo quanto riferito dalle autorità, alcuni gruppi di rivoltosi avrebbero inoltre tentato di dirigersi in corteo verso una struttura alberghiera che presumibilmente alloggia richiedenti asilo.
La miccia che ha scatenato la violenza è stata l’aggressione con coltello avvenuta lunedì sera a Belfast. La vittima, Stephen Ogilvie, ha perso un occhio a causa dei fatti ed è attualmente ricoverato in ospedale in condizioni stabili.
Il sospettato dell’attacco è Hadi Alodid, un cittadino sudanese di 30 anni (inizialmente indicato erroneamente online come rifugiato senegalese), che ieri mattina è comparso davanti a un giudice di Belfast con l’accusa di tentato omicidio.
Durante l’udienza l’uomo ha rifiutato l’assistenza legale, esprimendosi tramite un interprete, ed è stato posto in custodia cautelare in carcere fino alla prossima udienza fissata per l’8 luglio. Le sue motivazioni rimangono sconosciute, ma la polizia nordirlandese ha formalmente escluso l’ipotesi di terrorismo.
La rabbia è esplosa in seguito alla diffusione virale sui social media del video dell’attacco nel quale si vede l’aggressore accoltellare ripetutamente l’uomo a terra. La famiglia di Ogilvie ha preso nettamente le distanze dai disordini, dichiarandosi in un comunicato “disgustata” dalle violenze e invitando la cittadinanza a fermare la disinformazione che si sta diffondendo online attorno al caso.
Mentre il centro cittadino è stato risparmiato dagli scontri diretti rispetto alla prima notte di rivolte (durante la quale era stato dato alle fiamme un autobus), la tensione rimane palpabile in tutta Belfast.
Molti negozi e ristoranti hanno preferito restare chiusi e le strade si presentano deserte. Nei quartieri più caldi, graffiti islamofobi imbrattano i muri e le saracinesche delle attività commerciali, mentre decine di famiglie di immigrati sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni assediate dagli incendi dolosi.
Il Segretario di Stato britannico per l’Irlanda del Nord, Hilary Benn, ha denunciato alla Bbc episodi gravissimi di intimidazione xenofoba avvenuti in città: “Abbiamo ricevuto segnalazioni di persone fermate nelle loro auto e interrogate sulla propria nazionalità mentre andavano al lavoro, ed è qualcosa di completamente inaccettabile”.
Interpellato sulla matrice dei disordini, Benn non ha usato mezzi termini: “Se si prendono di mira le persone in base al colore della loro pelle, come altro si possono definire? È teppismo razzista”. Il ministro ha comunque precisato che tali violenze rimangono l’azione di “un piccolo numero di teppisti” e non rappresentano la reale immagine dell’Irlanda del Nord.
Il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha definito i disordini “scioccanti”, mentre la polizia nordirlandese ha già annunciato l’arrivo di consistenti rinforzi per contenere la situazione. Le autorità hanno puntato il dito contro i social media, accusando figure di estrema destra (tra cui l’attivista Tommy Robinson e il miliardario statunitense Elon Musk) di aver amplificato gli appelli a manifestare e alimentato l’odio online.
La ministra degli Interni dell’Irlanda del Nord, Naomi Long, ha duramente attaccato chi sulle piattaforme digitali “sfrutta la legittima paura che le persone provano di fronte a questi eventi”, denunciando apertamente il “razzismo” alla base dei disordini.
Hilary Benn ha definito “completamente inaccettabile” la pubblicazione e la condivisione degli indirizzi privati di cittadini stranieri, una pratica su cui la polizia ha emesso un severo avviso, spiegando che potrebbe “costituire reato”. L’autorità britannica di regolamentazione dei media, l’Ofcom, ha ammonito formalmente le piattaforme social, ricordando i loro precisi obblighi legali nella rimozione immediata dei contenuti incendiari e illegali.