BOLOGNA - Bologna si è svegliata con vetrine infrante, auto incendiate, dehor devastati e bici elettriche distrutte dopo gli scontri scoppiati in centro al termine del presidio per Abderrahim Fakir, il quarantaduenne morto domenica durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro.
La manifestazione convocata in piazza Nettuno dal sindaco Matteo Lepore era nata come momento di raccoglimento e richiesta di verità. Dopo l’intervento della nipote di Fakir, che aveva chiesto “non odio”, ma “giustizia, verità e dignità”, una parte dei manifestanti si è spostata verso piazza Roosevelt, nei pressi di Prefettura e Questura. Qui la tensione è cresciuta fino agli scontri con le forze dell’ordine.
In via Ugo Bassi, a pochi passi da piazza Maggiore, sono state incendiate tre auto del Comune e diversi cassonetti. Decine di bici elettriche del servizio sharing sono state distrutte, per un danno stimato in circa 30mila euro.
La polizia ha usato lacrimogeni e idranti. Il bilancio è di 64 agenti feriti, con prognosi tra i 3 e i 35 giorni. Un giovane è stato arrestato e poi rimesso in libertà, mentre altri manifestanti saranno denunciati.
Giorgia Meloni ha definito “inaccettabile” quanto accaduto, pur ribadendo che sulla morte di Fakir “è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore”. Per la premier, però, “nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine”.
Il centrodestra e alcuni sindacati di polizia hanno chiamato in causa Lepore, chiedendone le dimissioni. Il sindaco ha respinto le accuse: “Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna”. Alla premier ha risposto che “chiedere verità e giustizia non significa delegittimare chi indossa una divisa”.