BRASILE – Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto il ballottaggio di domenica contro Flávio Bolsonaro, ottenendo il 51,78% dei voti contro il 48,22% del suo avversario, con il 99,97% delle schede scrutinate.
Il margine è più ampio rispetto al ballottaggio del 2022, quando aveva sconfitto Jair Bolsonaro, padre del suo avversario, con il 50,90% dei voti contro il 49,10%, per una differenza di 1.801.077 preferenze.
Questa volta il distacco tra Lula e Flávio Bolsonaro ha superato i 4,3 milioni di voti, pari a 3,52 punti percentuali.
Una rimonta maturata in 21 giorni di campagna elettorale, durante i quali il presidente ha modificato la propria strategia per recuperare terreno dopo il risultato del primo turno, che aveva visto il candidato dell’opposizione in vantaggio.
La rimonta si è costruita attraverso il consolidamento delle tradizionali roccaforti del Partito dei lavoratori (PT) e il recupero di consensi in Stati decisivi, dove Lula è riuscito a ridurre il vantaggio del rivale di destra senza necessariamente superarlo.
Il caso più significativo è quello del Minas Gerais, nel Sudest del Brasile, l’unico Stato in cui si è verificato un cambiamento di maggioranza tra il primo turno e il ballottaggio.
Conquistare più voti rispetto al primo turno non ha significato necessariamente vincere nei singoli Stati, ma ha permesso a Lula di ridurre la distanza dal rivale nelle aree con un elevato numero di elettori, contribuendo così alla rimonta su scala nazionale.
Il risultato ha portato Lula a prevalere in 13 Stati, uno in più rispetto al primo turno, mentre il suo avversario è passato da 15 a 14 Stati conquistati.
Un cambiamento territoriale limitato, ma significativo nel quadro di un’elezione decisa dalla capacità di recuperare consensi nelle aree più popolose, intanto che nelle regioni storiche roccaforti del PT, Lula ha mantenuto un vantaggio significativo in tutti e nove gli Stati.
Il progresso di Lula è stato particolarmente evidente a San Paolo, lo Stato che gli ha garantito il maggior incremento assoluto di voti. Al primo turno aveva raccolto il 38,20% delle preferenze mentre al ballottaggio è salito al 46,15%. Una dinamica simile si è verificata a Rio de Janeiro. Lula è passato dal 39,41%, a al 46,90% delle preferenze.
Il cambiamento nella strategia della comunicazione è stato uno degli elementi della rimonta, insieme al recupero nei grandi collegi elettorali e al consolidamento delle roccaforti storiche del PT.
Dopo il risultato del primo turno, la campagna del Partito dei lavoratori ha abbandonato in parte l’approccio più tradizionale, basato sulla diffusione di discorsi e immagini degli appuntamenti istituzionali, per puntare su un contatto più diretto con gli elettori attraverso i social network.
Il presidente ha iniziato a pubblicare video-selfie registrati con il cellulare, rivolgendosi direttamente ai cittadini, mentre la campagna ha coinvolto maggiormente giovani parlamentari e influencer.
Un ruolo centrale è stato svolto dal deputato André Janones, promotore del canale WhatsApp “Esercito di Lula”, cresciuto da circa 50.000 iscritti al primo turno a oltre 10 milioni prima del ballottaggio, secondo quanto riportato dalla BBC.
Attraverso il canale, i sostenitori ricevevano indicazioni per condividere contenuti e amplificare i messaggi della campagna. L’obiettivo era recuperare terreno in uno spazio digitale in cui la destra aveva consolidato una presenza significativa, raggiungendo soprattutto gli elettori più giovani e mobilitando chi rischiava di astenersi.
La strategia online si è accompagnata a una maggiore presenza nelle piazze, con manifestazioni partecipate nelle principali città del Paese.
La mobilitazione dei sostenitori, sia nelle strade sia sui social, ha contribuito a rafforzare l’entusiasmo della campagna e a trasformare una parte del consenso in voti.
Sostenitori di Lula. (Foto: ANSA)
Anche il voto dei brasiliani residenti all’estero ha contribuito a definire il quadro complessivo.
Lula ha prevalso in numerosi Paesi, consolidando il proprio vantaggio soprattutto in Europa, Africa e Oceania, nonostante risultati più favorevoli al suo avversario in alcuni distretti dell’Asia e del Medio Oriente.
L’Argentina, uno dei principali distretti elettorali dei brasiliani in America Latina, ha confermato il sostegno al presidente uscente. Per queste elezioni erano iscritti nelle liste elettorali 13.138 cittadini brasiliani residenti nel Paese, distribuiti in cinque sedi: Buenos Aires, Córdoba, Mendoza, Puerto Iguazú e Paso de los Libres.
Al ballottaggio Lula ha raccolto in Argentina 4.455 voti, pari al 68,9% del totale, contro i 2.012 consensi ottenuti da Bolsonaro, fermo al 31,1%.
Il risultato conferma quanto emerso al primo turno, quando Lula aveva prevalso in Argentina, Cile e Uruguay, mentre il candidato del Partito liberale aveva ottenuto più voti in Bolivia e Paraguay. Il secondo turno ha mantenuto questa distribuzione del consenso nei cinque Paesi.
Anche in Italia, dove hanno votato i cittadini brasiliani iscritti nelle liste elettorali per le sedi consolari, il presidente ha ottenuto la maggioranza delle preferenze: 7.921 voti, pari al 59,99%, contro i 5.283 raccolti da Bolsonaro.
Il vantaggio di Lula è risultato particolarmente significativo in numerosi Paesi europei, tra cui Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Irlanda, Paesi Bassi, Belgio e Svizzera.
La tendenza si è confermata anche in Oceania. In Australia il presidente ha ottenuto 6.017 voti, il 63,46%, contro i 3.465 del rivale, mentre in Nuova Zelanda ha raggiunto l’80,54% con 418 preferenze, rispetto alle 101 di Bolsonaro.
Nel complesso, il voto dei brasiliani all’estero ha confermato la prevalenza di Lula, che ha superato il 58% delle preferenze complessive nelle sedi elettorali fuori dal Brasile.
La riconferma non garantisce, tuttavia, al presidente un percorso semplice. Lula dovrà governare confrontandosi con un Congresso caratterizzato da una forte presenza conservatrice, dove gli alleati di Bolsonaro dispongono di un peso sufficiente a ostacolare o bloccare diverse iniziative dell’esecutivo.
Sul fronte economico, restano le pressioni sui conti pubblici, l’indebitamento delle famiglie e le difficoltà nel sostenere un’accelerazione della crescita.
Il nuovo mandato dovrà inoltre misurarsi con le aspettative di una popolazione che chiede risultati concreti sul potere d’acquisto, sull’occupazione e sulla sicurezza.